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Altro che pub irlandese...

Molly's Chamber

Wanderlust

È una terra bellissima, selvaggia e ricca di storia, dove le prime testimonianze della presenza umana si perdono nella notte dei tempi. Il suo mare sa essere impetuoso nelle notti di maestrale e gentile nelle giornate assolate di estate, quando il profilo delle sue coste scintilla come smeraldo. Le donne sono bellissime e la birra scorre a fiumi nei bicchieri dei suoi indigeni, gente fiera e combattiva. E vogliamo parlare di quei fari da cartolina, con il mare incazzato che sembra volerseli inghiottire per il solo gusto di farlo? Senza prezzo.

Irlanda? No, Sardegna. Laddove, in primis, si beve molto di più degli irlandesi; in secundis, le donne sono molto più belle e anche noi abbiamo i nostri gruppi Irish, pardon Sardish, con i controcazzi. Con il bel faro di Mangiabarche in copertina, i Molly’s Chamber si presentano al mondo intero con questa Wanderlust, un pezzaccio maledetto dal fischio infernale che entra in testa e difficilmente riesce ad uscire. Peggio di un dopo-sbronza, in pratica.

Figliocci in egual misura di Shane MacGowan e Benito Urgu, ma innamorati di Van “The Man” Morrison e con il filu ‘e ferru nelle vene, i ragazzi di Carbonia scrivono il pezzo perfetto per farti ballare, ubriacare e dimenticare per un momento di non essere nel Sulcis-Iglesiente ma in un pub di Dublino, pronto per un’altra pinta di birra e, perché no, per una sana scazzottata – che, nell'economia di una serata tra amici, ci sta sempre bene.

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