Glaare: First Rain
Nostalgici anche delle Polaroid
 
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Déjà vu anni '80, ma con un certo stile.

Glaare
First Rain

Angelo Mora
Angelo Mora

Fra i tanti gruppi che si sono cimentati nel revival del post-punk, negli ultimi anni, i Glaare sono fra i primi da prendere in considerazione – se si bada alla sola qualità delle composizioni.

In realtà i tre californiani prendono molto anche dallo shoegaze, tanto da risultare spesso un incrocio fra Cure e Cocteau Twins (a grandi linee). Perciò, se vi disturba l’eterno ritorno e la palese mancanza di originalità, voltate pure pagina.

In caso contrario, qui c’è da apprezzare una canzone – questa, appunto – e un disco – To Deaf And Daydove le regole dei giochi darkwave e dreampop vengono sì osservate rigidamente, ma con sincera dedizione alla causa e, soprattutto, evidenti doti di scrittura.

Qualcuno obietterà che questo filone “va di moda”: può darsi, ma per una band che pesca il jolly e finisce a suonare coi Depeche Mode (Soft Moon), ce ne sono decine che campano di aria e amore nelle retrovie – pur ricoperte di poco dispendiosi e altrettanto poco fruttosi encomi digitali, magari.

Ai Glaare auguriamo di emergere dall’underground, a patto di scavare ulteriormente, e in modo più personale, nel lato oscuro di Los Angeles.

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