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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Glaare: First Rain
Nostalgici anche delle Polaroid

Déjà vu anni ‘80, ma con un certo stile.

Fra i tanti gruppi che si sono cimentati nel revival del post-punk, negli ultimi anni, i Glaare sono fra i primi da prendere in considerazione – se si bada alla sola qualità delle composizioni.

In realtà i tre californiani prendono molto anche dallo shoegaze, tanto da risultare spesso un incrocio fra Cure e Cocteau Twins (a grandi linee). Perciò, se vi disturba l’eterno ritorno e la palese mancanza di originalità, voltate pure pagina.

In caso contrario, qui c’è da apprezzare una canzone – questa, appunto – e un disco – To Deaf And Daydove le regole dei giochi darkwave e dreampop vengono sì osservate rigidamente, ma con sincera dedizione alla causa e, soprattutto, evidenti doti di scrittura.

Qualcuno obietterà che questo filone “va di moda”: può darsi, ma per una band che pesca il jolly e finisce a suonare coi Depeche Mode (Soft Moon), ce ne sono decine che campano di aria e amore nelle retrovie – pur ricoperte di poco dispendiosi e altrettanto poco fruttosi encomi digitali, magari.

Ai Glaare auguriamo di emergere dall’underground, a patto di scavare ulteriormente, e in modo più personale, nel lato oscuro di Los Angeles.

Glaare 

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