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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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Neil Young + Promise Of The Real: Already Great
Quello sguardo che dice: "Sei veramente sicuro di voler discutere con me?"
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Young, di’ una cosa di sinistra!

Neil Young + Promise Of The Real
Already Great

Sicuramente esiste su internet una lista dei dieci artisti che hanno fatto impazzire i propri fan, mettendo a durissima prova il loro amore. È ovvio che Bob Dylan, Prince, John Lydon, Morrissey, Metallica se la giochino senza esclusione di colpi.

Per il secondo posto.

La fortuna di Neil Young è che è al di là di ogni discussione, è erratico come nessuno: nell’arte, nelle prese di posizione e pure nella vita – accanto a lui, Stephen Stills sembrava uno affidabile.

Così, da uno che in carriera ha cantato cose incredibilmente radicali ma anche sorprendentemente reazionarie, non c’è da meravigliarsi se un attacco a Trump finisce per sembrare quasi più destrorso del bersaglio preso di mira. Lo Young che rivendicava con rancore la propria “nativamericanità” negli anni ‘70 non avrebbe mandato giù così facilmente versi come: «Sono canadese ma amo gli Usa, l’American way of life, la libertà di fare e la libertà di parola: America, sei già grande, sei la terra promessa, la mano che soccorre il mondo».

Sì, dice davvero. D’altro canto tra i democratici di tutto il pianeta è ormai pratica diffusa la tendenza ad adottare gli argomenti dello schieramento opposto, pensando che serva a portare i moderati dalla propria: pure qui sono anni che si chiede (a chiunque): «Di’ una cosa di sinistra».

Musicalmente è un pezzo che sembra partire gagliardo, ma presto va a sbracare. Per certi versi è così sconclusionato che finisce per essere (blandamente) divertente, e ai seguaci ricorderà l’approccio sciamannato di Time Fades Away, con l’atmosfera di ostentata coralità di This Note’s For You. Non sono credenziali rassicuranti, proprio no. Ma presumiamo che l’idea fosse lanciare un messaggio.

Certo, Eminem ha fatto qualcosa di meglio. Ma al confronto del gran vecchio, anche lui è un ragazzo affidabile.

Paolo Madeddu
Paolo Madeddu

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