Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

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Everything Everything: Night Of The Long Knives
Pensiero laterale
↤ Tracce

Febbre contagiosa in arrivo da Manchester.

Everything Everything
Night Of The Long Knives

Fever Dream è il quarto album, uscito ormai lo scorso agosto, degli Everything Everything.

Non freschissimo, direte voi; ma questo disco continua a buttar fuori singoli come boccioli fuori stagione, e la sua “durata” è inversamente proporzionale al dibattito che crea.

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L’ultimo estratto è Night Of The Long Knives, che è anche la sua traccia d’apertura; prima ti carezza con una certa linearità, poi ti tramortisce con una bordata in faccia di synth a sirena. Strano, perché di solito questa band non adotta strutture così prevedibili. Il video che lo correda, poi, non potrebbe essere più pertinente.

Non mi è chiaro perché ancora non si spendano parole di adulazione, a proposito degli Everything Everything. Seriamente. Ne vorrei almeno tante quante quelle riservate agli Alt-J o ai Wild Beasts. Perché qui, insomma, si gioca nello stesso campionato: quell’ art-rock un po’ schizoide che offre lucide riflessioni sul nostro tempo veloce.

Sin dal loro esordio, Man Alive del 2010, i mancuniani hanno inciso lavori dal tiro altissimo, dove sperimentazione elettronica, R&B e math-rock – quello dei Foals, per intenderci – si sono fusi in modo magistrale. “L’entusiasmo di un bimbo iperattivo” è la definizione più calzante per definire la loro formula.

Sono saturi, carichi e contorti; la sperimentazione elettronica si sposa, ora più di prima, a chitarre più aggressive, con il cantato acuto e “spinto” di Jonathan Higgs a fare ancora da marchio di fabbrica.

Non il gruppo che metteresti come sottofondo per il tè delle cinque, insomma.

(ma tanto ormai lo sanno tutti che Queen Elizabeth alle cinque prende un gin tonic)

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