Charlotte Gainsbourg: Deadly Valentine - Recensione e video su HVSR.net
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Sì, son quella di 'Nymphomaniac'

Charlotte Gainsbourg

Deadly Valentine

Ho sempre avuto un moto di ammirazione verso Charlotte Gainsbourg.

In primis, perché nessuno meglio di lei ha incarnato Jane Eyre; lei, con quell'affascinante broncio fanciullesco perennemente stampato sul viso. E poi perché lo scorso anno ci ha comunicato, senza particolare risonanza mediatica, che era giunto il momento di ridimensionare cotanto padre. E che il loro rapporto, in apparenza idilliaco, nascondeva aspetti non proprio ortodossi.

Charlotte ha condotto una carriera musicale parallela al cinema fin dalla metà degli anni '80, sfornando dischi ad ampi intervalli di tempo, stringendo sodalizi con i nomi di punta del suono contemporaneo e regalando gioiellini di raffinata fattura (come dimenticare 5:55).

Per questo nuovo album, Rest, in uscita il 17 novembre, ha voluto con sé un debuttante: Paul McCartney. Durante un pranzo a Parigi, qualche anno fa, gli aveva chiesto di regalarle una canzone che non avrebbe mai usato per sé; e lui le ha dato Songbird In A Cage.

Rest è stato inciso a New York, dove Charlotte si è trasferita col marito e i suoi tre figli dopo il suicidio della sorellastra Kate Barry (nata dalla relazione della madre Jane Birkin con il nuovo compagno, era una nota fotografa di moda).

C'è molto di Kate, in questo lavoro, anticipato prima dalla titletrack e ora dal secondo singolo, Deadly Valentine; un pezzo che Donna Summer avrebbe preteso per sé, battendo i pugni sul tavolo, e spegnendo mozziconi di sigaretta in un gin tonic.

È la scuola francese a farla da padrone, complice la produzione di SebastiAn, il mago "French-electro" già ai servigi di Frank Ocean, e di Guy-Manuel de Homem-Christo, metà dei Daft Punk (l'altra metà, a sua volta, sta "sicuramente" facendo cose con qualcun altro).

Incisivo anche il video che lo accompagna; una visione della vita di coppia, secondo Charlotte. Che ultimamente, insomma, ha deciso di fare quel che non aveva mai fatto prima: parlare di sé.

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