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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Björk: Blissing me
Nelle tintorie di Reykjavik questa donna non è vista con favore

Il nuovo inno islandese in vista dei prossimi Mondiali di calcio.

Vale sempre la pena di leggere i commenti dei fan su YouTube: spesso si viene premiati (e a volte si risparmiano neuroni alla ricerca di una sentenza tranchant).

Ecco infatti che, tra le tante manifestazioni di adorazione («Questo pezzo mi fa sentire innamorato del mondo», «Musica che cura le ferite», «Ho appena finito di fare sesso col mio ragazzo e questa canzone completa l’esperienza», «Björk è l’unica cosa che mi rende tollerabile questo mondo deprimente», «Björk è una divinità»), ne spicca una, peraltro apprezzatissima – più di quattrocento like – del sig. Shy Stone, che decreta: «Nerd Time Sensuality».

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Storia: Sugarcubes: prima che Björk diventasse Björk

Ed è una definizione impeccabile di un brano che riveste della tipica, vaporosa, sognante leggerezza björkiana un’unica frase melodica (tra l’altro, vagamente somigliante alla melodia un po’ barocca di Kiss From A Rose di Seal, forse anche con un tocco “aerial” di Kate Bush) reiterata per cinque minuti.

Mentre la star islandese si sbraccia nel video vestita da bomboniera, il testo della canzone rielabora in versione digitale le basi della passione che in epoca analogica legava il boss Bruce Springsteen alla sua amica Bobby Jean: «We liked the same music, we liked the same bands!». La differenza è che Björk e il suo moroso non sanno cosa sia meglio, se toccarsi o volare incantati a distanza, «sending each other MP3s».

È davvero la rivincita dei «… music nerds, sending each other these songs; the interior of these melodies Is perhaps where we are meant to be». Ipotesi che sia al rocker Springsteen che ai più rozzi di noi è sempre parsa poco allettante: sì, la musica, i dischi in regalo, le cassettine, le compilation o le playlist (magari per i più attempati, le dediche alla radio) – però, con tutta la stima per il senso dell’udito che in fin dei conti ci riunisce qui in questo momento, quando si viene al dunque, gli altri quattro sensi la sanno più lunga.

Björk Sugarcubes 

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