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Grizzly Bear: Losing All Sense
Patrick Swayze, Keanu Reeves e compagni durante i casting per 'Point Break'
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La band preferita dai Radiohead: indipendentemente dai gusti, niente male come biglietto da visita.

Grizzly Bear
Losing All Sense

Non tutte le band possono sfoggiare in curriculum un “endorsement” pubblico da parte dei Radiohead, in particolare poche (ma buonissime) parole del solitamente taciturno Jonny Greenwood, che a suo tempo – introducendo i Grizzly Bear al proprio pubblico durante il tour di In Rainbows – li definì «my favorite band in the world».

Comunque, indipendentemente dal testimonial d’eccezione che li accompagna, c’è più di un motivo per applaudire Painted Ruins, quinto album di Ed Droste e compagni, che sancisce il loro ritorno in pista dopo le – non si sa bene quanto fondate – voci di scioglimento che nel 2013 avevano seguito il precedente Shields.

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Losing All Sense è il nuovo singolo del quartetto di Brooklyn e non si fa particolari problemi a unire la ballabilità dei migliori, vecchi Blur con quella decadenza semi-artefatta alla Divine Comedy, ulteriore testimonianza del loro modo “laterale” di fare indie. Ovvero, prodigiosa (quasi artigianale) attenzione ai piccoli dettagli mischiata a una specie di devozione per la melodia, che garantisce loro la libertà di deviare verso tangenti sbilenche dal retrogusto indefinibile, a metà tra il pop puro e la “psichedelia for dummies”.

Il tutto senza perdere mai né una certa profondità nei testi, né un buona dose di ironia visuale. Per dire, qui il video inizia male in una puntata di Desperate Housewives e finisce peggio dentro una di Lost, eppure – anzi, forse proprio per questo – ti strappa lo stesso una risata.

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