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Gianni mentre cerca di verificare con metodo empirico la teoria di Mendel sull'ereditarietà dei caratteri

Gianni Morandi

Dobbiamo Fare Luce

Ci sono buoni motivi per un’amabile indulgenza nei confronti di Morandi, ma è anche vero che quando indulgiamo nell’indulgenza verso Morandi, lui se ne approfitta.

L’ultima volta che è successo, ha presentato due Sanremi sciapi e dagli esiti sapientemente rassicuranti – vittoria di Roberto Vecchioni, vittoria di Emma Marrone – con quella stessa ovvietà conciliante e iper-italiana che è poi diventata la sua arma su Facebook.

Dopo quel Sanremo l’indulgenza calò un poco, ma poi riprese a crescere – ed è così che ce lo siamo ritrovati quest’anno in tormentone con Rovazzi, poi ad aprire il live del Papa, poi in una nuova fiction in prima serata su Canale 5 (nome del personaggio: Pietro Sereni), poi in un nuovo album per il quale si mobilita tutto un emiciclo parlamentare di autori in auge nei sondaggi e perfetto per quel target RTL102,5 che il cantante si prefigge: Giuliano Sangiorgi, Tommaso Paradiso, Elisa, Ivano Fossati, Ermal Meta, Levante e Ligabue.

Quest’ultimo firma il primo singolo, un rock moderato e affabile prodotto dal suo stesso produttore Luciano Luisi, su una crisi di coppia vista con indulgenza («Magari siamo ancora in prova») e fiducia («È peggio dell’asilo ma forse non c’è niente che sia meglio dell’asilo»).

Rassicurante anche il video di Luca Miniero, regista la cui ragione di vita sono quelle commediucce tipo Benvenuti Al Sud/Al Nord che riconciliano con la TV albanese, interpretato da Alessandra Mastronardi – Cesarona forever – e Matteo Martari, fotomodello un po’ povero (cit.).

Il risultato è bello come può esserlo solo una fiction di Canale 5.

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