New Music

Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

Tracce

... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

Storie

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Autori

Chi siamo

Cerca...

Enslaved: What Else Is There
Dicono che la seduzione sia tutto un gioco di sguardi

Non c’è più il metal estremo di una volta: ex feroci vichinghi oggi pagano tributo ai Röyksopp.

Tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del nuovo millennio assistemmo, tra gli altri, anche al fenomeno del cosiddetto “depeche metal”: etichetta molto approssimativa ma altrettanto efficace per identificare la folgorazione improvvisa di legioni di metallari per il synth pop di Depeche Mode e dintorni (Metal Hammer pubblicò un bell’articolo del giornalista Luca Signorelli che sottolineava come i Depeche Mode fossero una band metal nell’anima, ancorché non nei suoni; o qualcosa del genere).

Quelli erano gli anni di Sin/Pecado dei Moonspell, A Deeper Kind Of Slumber dei Tiamat, Projector dei Dark Tranquillity e, soprattutto, One Second e Host dei Paradise Lost (e parecchia altra roba, inclusa gran quantità di paccottiglia).

Per il solito, noioso discorso che la storia tende a rimanifestarsi, vent’anni dopo gli Enslaved – serissima band death/viking metal capace di insospettabili incursioni nel progressive – pagano tributo a quelli che in qualche modo si possono considerare, se non i Depeche Mode della nostra epoca, quanto meno una delle migliori realtà elettropop in circolazione: i Röyksopp.

La cover di What Else Is There ha poco dell’atmosfera estraniata e inquietante della versione originale (magistralmente interpretata da Karin Dreijer Andersson degli svedesi The Knife, che grazie proprio al “featuring” con i Röyksopp uscirono una volta per tutte dall’ombra).

Quella degli Enslaved è più una cavalcata epica nelle praterie norvegesi (ammesso che vi siano praterie in Norvegia…), dove l’aggressività dei suoni è appena stemperata dalla scelta di Grutle Kjellson di far prevalere le “clean vocals” per buona parte del pezzo.

Non una rilettura irrinunciabile, ma un bel sentire – soprattutto grazie alla qualità della canzone in sé.

Enslaved 

Siamo su Substack! Iscriviti per ricevere la newsletter e sapere quando pubblichiamo nuovi contenuti!