Allah-Las: Fish On The Sand
While their guitars gently weep
 
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Allah-Las + George Harrison = estasi.

Allah-Las
Fish On The Sand

Andrea Macrì
Andrea Macrì

L’aspetto bello del fenomeno della retromania è la capacità di creare cortocircuiti. Del tipo: c’è questa band odierna che suona come una surf-psych-semi-garage degli anni ‘60, che dici “questi se devono fare cover passeranno da Link Wray ai primi Beatles, al massimo”. E, ok, George Harrison – di cui gli Allah-Las fanno una cover, appunto – era come tutti sanno uno dei quattro di Liverpool. Ma qui succede altro.

Succede che il quartetto californiano insegua Harrison fino agli anni ‘80, in piena epoca sovra-produzione/“plastica”/tastiere/drum machine (almeno, questi sono gli stereotipi…), metta le mani dentro quel Cloud Nine di cui il lascito più famoso è Got My Mind Set On You e ricostruisca Fish On The Sand a modo suo. Ma come, di uno dei Beatles vai a ripescare il periodo più lontano dalla tua epoca di riferimento?

Per il resto, la formula Allah-Las – la più derivativa che possiate immagine, in ambito “gente che rifà i sixties”, ma con una scrittura meravigliosamente perfetta nella sua linearità – fa il suo lavoro ancora una volta: mette l’accento sulla malinconia, la impasta di coretti nostalgici, va lenta e rilassata, pizzica le corde, sembra cantare un tramonto alla fine di una giornata di divertimento.

E va bene anche in questa maniera.

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