Wolves In The Throne Room: Born From The Serpent's Eye
Black metal che sarebbe piaciuto a Henry David Thoreau
 
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I lupi di Olympia trascinano il black metal un passo oltre. Sempre.

Wolves In The Throne Room
Born From The Serpent's Eye

Barbara Volpi
Barbara Volpi

Ad Olympia le memorie post-punk delle riot grrrls e le camicie da boscaiolo lasciate a terra dai grunge kids della vicina Seattle (che, se non sono morti, si sono notevolmente “ripuliti”) hanno creato un humus fertile per chi non ci pensa affatto, a conformarsi.

Usciti dal ventre oscuro della “rain forest”, arrivano i lupi del Cascadian black metal: quello che negli Usa ha scavalcato i Mayhem a sinistra, ormai da tempo, infarcendo i pezzi di un sulfureo lirismo dark-ambient.

Il clima uggioso dello stato di Washington, non troppo differente da quello norvegese, partorisce ritualità sonore infestate da presenze disturbanti, dove i demoni del Pianeta Terra si materializzano nell’urlo gutturale del rettile satanico.

In questo brano – che anticipa il nuovo album Thrice Woven – il serpente possiede un occhio attraverso il quale il male si rigenera; l’unica via di salvezza è guardarlo in faccia, trasmutandolo in musica. Se ne avete il coraggio.

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