Songhoy Blues: Bamako - Recensione e video su HVSR.net
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A Mali estremi...

Songhoy Blues

Bamako

Non che il gruppo maliano abbia bisogno di essere scoperto da noi, visto che l’industria discografica americana ha già investito su di loro due anni fa, in occasione del debutto Music In Exile, e che il nuovo album Résistance ospita nientemeno che Iggy Pop.

Peraltro “esilio” e “resistenza” non sono termini casuali: originario dei paraggi di Timbuktu, Garba Toure è stato costretto a trasferirsi a Bamako – mille chilometri a sud-ovest – per continuare a suonare. La sua musica, infatti, era invisa al gruppo fondamentalista islamico Ansar Dine (assieme ad altre importanti forme di libertà personali, civili e politiche).

Nella capitale il chitarrista ha incontrato gli elementi giusti per formare i Songhoy Blues – storicamente, i Songhai sono una popolazione di stanza presso il fiume Niger – e diffondere “il suono del nord”, cioè delle sue radici etniche e culturali.

Non sappiamo se e quanto tale sound si rispecchi poi nell’afro-desert blues-funk ecc. rock di Bamako. Che, in ogni caso, ribadisce una tecnica non comune e sprigiona un groove formidabile.

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