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John Wayne, uguale

Orden Ogan

Gunman

Quando mi viene da perculare un genere come l'hip hop italico, che al di là dei socialisti col Patek Philippe sa offrirci anche originalissime imitazioni gangsta («Come un cono gelato mi sciolgo quando lei mi lecca / Dalla tua troia in strada, baby, sai che prendo la stecca» – chi l'ha scritto?), cerco di fare un bagno di umiltà tenendo a mente che a me piacciono gruppi come i tedeschi Orden Ogan, ai quali dovrebbe essere proibito per legge girare un videoclip.

Il video di Gunman è la cosa più raccapricciante da quando Jon Bon Jovi giocava a fare il cowboy in quello di Blaze Of Glory, superato solo (ma di poco) da I Cowboy Non Mollano di Max Pezzali. Con la differenza che Bon Jovi (ma anche Pezzali) sono la metà di Sebastian Levermann, che invece sembra un grizzly che s'è arrampicato sulle montagne rocciose (la chicca, comunque, è un'altra: al minuto 1:04 una donna cade trafitta dai proiettili, sprigionando fasci luminosi dalle tette).

Ma al di là del gusto notoriamente raffinato che alberga da sempre in certe formazioni metallare, diamo merito agli Orden Ogan di essere tra gli ultimi alfieri di un certo livello di quel power metal che, tra la fine dei '90 e l'inizio dei '00, aveva spopolato nel genere. Gunman è un pezzo per ricordare quel periodo e dire: io c'ero!

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