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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Beatsteaks: Hate To Love
Niente: amano complicarsi la vita da soli
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Ai Beatsteaks piace scherzare, sempre e da sempre. Ma sbagliereste a sottovalutarli, e di grosso.

Negli ultimi anni i Beatsteaks si sono rivolti quasi esclusivamente al proprio mercato “interno”, quello tedesco. Scelta più che logica dal punto di vista commerciale, ma che lascia un certo rammarico di fondo. Specie ripensando ai primi anni ’00, quando giravano in concerto un po’ ovunque in Europa – Italia compresa.

Sì, perché questa non è mai stata una band qualsiasi: partiti dal punk melodico americaneggiante di metà anni ’90, i ragazzi di Berlino hanno poi inglobato influenze pop sempre più marcate e, tuttavia, non hanno mai perso brio ed effervescenza dal vivo. Il tutto unito a uno spiccato senso dell’umorismo (no, non il “solito” humour teutonico un po’ grossolano).

A inizio settembre esce il nuovo album Yours; Hate To Love è già il terzo singolo/video che lo anticipa. Una specie di cover dei Clash camuffata, se volete, oppure un classico pezzo dei Beatsteaks “maturi”. In entrambi i casi, un ascolto piacevole (e impreziosito dalla partecipazione di Jamie T, un altro che nello scorso decennio sembrava destinato a una carriera molto brillante).

Beatsteaks