Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Lunghi

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

The Charlatans: Plastic Machinery
The wind of change
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I Charlatans potevano vivere di rendita. E invece han deciso di vivere. Viva Love.

The Charlatans
Plastic Machinery

Quando hai capitanato un intero movimento giovanile trent’anni fa, e ancora sforni dischi belli nel 2017, già sei un’eccezione. Se poi lo fai scrostando e ripulendo la tua cifra stilistica, facendo l’”upgrade” senza far seccare le tue radici, allora sei nella categoria dei miracoli.

I prodigi dei Charlatans assumono dimensioni ancor più grandi se si pensa alle catastrofi interne che han dovuto affrontare, tra lutti vari e fedine penali un po’ spesse.

Sarebbe stato facile smettere tutto, a un certo punto: campare di diritti d’autore e gran piazzamenti nella classifica inglese, e crogiolarsi nella luce riflessa di Madchester. Invece no: i ragazzi di Tim Burgess buttano fuori album con una certa regolarità dacché sono nati; lavori senza i quali, si sa, il Britpop avrebbe avuto molti meno appigli.

Different Days è il numero tredici, con una parata di eccellenti colleghi “Mancunian”: i batteristi Pete Salisbury e Stephen Morris, già con loro nell’ottimo Modern Nature di due anni fa, il macigno Johnny Marr e il semprefico Paul Weller.

Un disco non senza peccati: certi brani sono un po’ autocompiacenti e ripetitivi. Quell’autoindulgenza che se ne frega. Ma, fra gli altri, il primo singolo – Plastic Machinery – è un pezzo dei New Ord… ehm, è un pezzo che non ha tempo. E un motivo in più per continuare a parlare di Manchester. Con l’accento sulla prima “e”.

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