Laibach: Das Nachtlied I
Saluti da Pyongyang
 
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Il culto del gruppo sloveno non teme alcun confine. Nemmeno quello "proibito" della Corea del Nord.

Laibach
Das Nachtlied I

Angelo Mora
Angelo Mora

Eravamo rimasti a Spectre del 2014 e, soprattutto, all’irresistibile singolo The Whistleblowers (forse i Laibach più pop di sempre). Nel frattempo il gruppo di Trbovlje si è dilettato con le solite sciocchezzuole, tipo un paio di concerti in Corea del Nord – impresa memorabile e giustamente degna di un documentario tutto suo.

A luglio uscirà il nuovo album Also Sprach Zarathustra, ispirato all’omonimo saggio di Friedrich Nietzsche e in origine composto per una produzione teatrale slovena. Come era lecito supporre, vista la natura del progetto, da questo primo assaggio non trapela alcuna concessione alla fruibilità “popolare” di cui sopra. Anzi…

I Laibach sono un’entità mutevole e difficile da ingabbiare, da sempre. Ieri “regalavano” una canzone dal contenuto lirico graffiante e attuale, eppure buona anche come suoneria da cellulare; oggi rischiano di disturbare il nostro sonno con una nenia lugubre e inquietante; domani, probabilmente, ci stupiranno ancora in un altro modo. Viviamo in un mondo orribile, eppure magnifico – e viceversa.

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