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Foo Fighters

Run

L’immagine di Dave Grohl più ricorrente nella mia testa si trova in una puntata della mini-serie televisiva Sonic Highways. Seduto al banco del mixer dei Laundry Room Studios di Seattle, riascolta i vecchi demo su Revox, insieme al produttore Barrett Jones. La sua faccia parla chiaro: prova imbarazzo. Imbarazzo per la sua stessa gioventù.

Eppure, non erano brutti pezzi; alcuni finiranno nell'ottimo album d'esordio dei Foo Fighters. Come reagirà Grohl quando, tra una ventina d’anni, riascolterà il suo “cantato” su Run, il nuovo singolo buttato lì così, a sorpresa, in un giorno di pre-estate?

Il primo ascolto è quello che conta. Parte sornione, scatta lo sbadiglio, pensi: «Oh no, "quei" Foo Fighters». A 1:41 s'inarca il sopracciglio: «Aspetta un secondo». A 1:49 s'inarca l’altro sopracciglio: «Aspetta un cazzo di secondo». E poi, a 1:57, arriva il botto: un inciso brutalmente hardcore, con Grohl che urla come una banshee.

Un'evoluzione che non ti aspetti, in effetti. Ma nulla di inabbordabile; al contrario, Run è un solido bigino dei Foo Fighters, da studiare in abbinamento al videoclip, di cui Dave è (ovviamente) regista. Perché loro, ai video, ci tengono da sempre.

Nota bene: agli impallinati del grunge, il riff portante di chitarra potrebbe ricordare quello di Mind Your Manners dei Pearl Jam.

Era proprio da Sonic Highways che la band non ci regalava un vero e proprio singolo. Ancora scarseggiano le notizie circa un nuovo lavoro. Ma in fin dei conti, chissenefrega: a che cosa serve un album, dopo un singolo così?

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