Steven Wilson: Pariah - Recensione e video su HVSR.net
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Una delle rare foto in cui Steven Wilson sorride: non succedeva dal 1993

Steven Wilson

Pariah

La prolificità ha i suoi svantaggi. Voglio dire, George Simenon è stato uno degli autori più prolifici della storia, ma qualche Maigret tirato via un po' alla buona di tanto in tanto gli scappava. Isaac Asimov era una macchina da guerra («Cosa farei se mi dicessero che ho solo più sei minuti di vita? Digiterei un po' più veloce», ebbe a dire una volta), ma se avete presente gli ultimi due episodi del ciclo della Fondazione... beh, si vede che li ha scritti solo per pagarsi le bollette della trentaduesima casa al mare.

Per Steven Wilson vale un po' la stessa cosa: ha un talento musicale straordinario, straripante, ogni volta che starnutisce gli esce un riff, se legge un catalogo IKEA partorisce un concept in quindici movimenti per brugola e chitarra.

Alle sue varie declinazioni – lui con altri, altri con lui, lui da solo, lui con lui (Aviv Geffen)– mancava quest'ultima, ovvero lui con lei. Dove lei è Ninet Tayeb, giovane e bellissima attrice-modella-cantante israeliana dalla voce graffiante. Peccato che per questa donna affascinante il nostro Steve confezioni, spiace dirlo, una delle più insulse canzoni della sua prolifica carriera.

«Sono stanco di Facebook», canta, «stanco di tutti e questo include me stesso». «Il giorno inizierà di nuovo», risponde Ninet, «prendi conforto da me». E via di questo passo, come un Tiziano Ferro e una Carmen Consoli qualsiasi. Com'era quella storia delle ciambelle e dei buchi?

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