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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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Harry Styles: Only Angel
When Harry met la poltrona della nonna
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… e se vi dicessimo che uno degli One Direction ha appena pubblicato uno dei più curiosi dischi rock dell’anno?

Harry Styles
Only Angel

A volte nel luna park delle boy band (e delle girl band) ci si imbatte in strane attrazioni: Harry Styles è una di queste. Come il suo ex associato Zayn Malik, è stato smontato e poi ricostruito dal Dr. Mengele di X Factor, Simon Cowell, che non lo vedeva come animale rock solitario ma come giovane manzo da esposizione negli One Direction (che poi questi abbiano sempre avuto un suono lievemente più rock rispetto alle altre boy band è un dettaglio sempre sfuggito alla grossolaneria dei commentatori sopra i venticinque anni).

Ma davanti al debutto solista di Styles lo spiazzamento è inevitabile. Se vent’anni fa, nell’esordio di Robbie Williams, si poteva ipotizzare una certa furbizia nel gettarsi nel britpop allora in auge (anche se poi gli riusciva naturalissimo), per il ventitreenne bellone la rinuncia al pop contemporaneo in favore del classic rock è azzardo puro.

Nel suo album non c’è praticamente elettronica, le canzoni non si basano sullo standard svedese della ripetizione di quattro note (in genere meccanicamente ribadite nella forma dei due ottavi, ché repetita iuvant, zio). È vero che ogni canzone ha almeno sei autori e quattro produttori come prescrivono le regole del commercio, ma in certi casi il sospetto è che le firme siano imposte per motivi contrattuali (come nello “strumming” di From The Dining Table, che pare composta dopo aver riascoltato mille volte, testardamente, Nick Drake o il giovane Roger Waters dei Grantchester Meadows, col compiacimento nel far sentire le dita che scivolano sull’acciaio).

Se poi nel secondo singolo Sweet Creature la vena acustica aveva accettato compromessi con la sanguinaria pucciosità del caimano Ed Sheeran, in Only Angel cade ogni aggancio con questo decennio: i canoni del vecchiume sono abbracciati fino a rispolverare la “cowbell”, lungo cinque minuti di anacronismo rock che include spore di Don Henley, Bryan Adams, forse i Free di All Right Now, eventualmente le astuzie FM di Billy Squier o Richard Marx.

Ma le sue fan hanno le orecchie per questo? E ci saranno giovani maschi disposti a concedere una possibilità a un tipo che piace alle femmine? Gli adulti non lo liquideranno con lo sdegno riservato a chiunque abbia vent’anni di meno? Se le velleità di Styles trovassero consensi, sarebbe interessante – ma nel 2016, i dischi dei succitati animali strani Williams e Malik sono stati tra i maggiori flop usciti dal Regno Unito. In bocca al lupo.

Paolo Madeddu
Paolo Madeddu

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