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Le luci della centrale eclettica

Boris

Absolutego

Quando un artista della caratura di Ian Astbury dei Cult, a un certo punto della sua carriera, decide di collaborare con una band sconosciuta ai più in Europa, un motivo ci sarà pure.

I Boris – di Tokyo ed attivi dal 1992, mica degli sbarbati – sono un'entità borderline e raffinata nel contempo, che in vita sua ha esplorato di tutto: noise rock, doom metal, sludge, hardcore, post-metal, grunge e psichedelia.

In occasione dell'uscita del loro nuovo disco Dear, con cui festeggiano anche le nozze d'argento, i tre fuori di testa (Atsuo, Takeshi e Wata) sfornano un brano che fa copulare i Nirvana di Bleach con i Monster Magnet, i Melvins e i Fu Manchu.

Risultato? Un'orgia sonora collettiva che unisce attacchi neurolettici con gravità abissali, rallentamenti catatonici dilatati con scosse elettriche hard rock.

In fondo in Giappone sono sopravvissuti a due esplosioni atomiche e a Fukushima; crediate possano aver paura di questo talentuoso trio da ospedale psichiatrico? Siamo noi, piuttosto, che dobbiamo temere il nostro insulso sushi di plastica.

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