Nickelback: Feed The Machine - Recensione e video su HVSR.net
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Quest'anno hanno deciso per un look originale ed eccentrico

Nickelback

Feed The Machine

È il 2017. Vogliamo ancora discutere di quanto siano odiati e di quanto realisticamente se lo meritino? Oddio, è pur vero che è anche l'aspetto più intrigante dei Nickelback: se si togliesse loro il marchio di gran zimbelli (condiviso, non troppo casualmente, con altri canadesi come Justin Bieber o Avril Lavigne: in America è più facile bullizzare qualcuno, se non c’è una base di "homies" che si adonta), che cosa rimarrebbe?

Una band capace, nella sua prima fase, di scrivere qualche anthem un po’ crapone ma formalmente ineccepibile, come Photograph o How You Remind Me, e poi di fare quadrato attorno alla causa (milionaria) di un rock di grana grossa che, in altri decenni, non avrebbe destato alcun tipo di sdegno. Paradossalmente, la continua derisione dei "duriepuri" è stato il loro hype.

Anzi, forse preoccupati che la gente si sia fatta una ragione della loro esistenza, nel nuovo singolo Chad Kroeger e soci pescano qualche suggestione metal per attirare l’attenzione. Sulle valenze politiche del testo, però, preferiscono minimizzare: le allusioni a “un nuovo ciarlatano da idolatrare” e al “pifferaio che soffia nel flauto, e voi che pronti lo seguite” vengono smorzate nelle interviste. Il pezzo, spiegano, è stato scritto prima dell’elezione di Donald Trump.

Certo, le parole ben si attagliano all’attuale scenario della società Usa, ma forse il gruppo fa bene a negare tutto: pur di dare addosso ai Nickelback, persino i democratici potrebbero compattarsi attorno al Briatore d’America.

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