Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Jamiroquai: Shake It On
Ma non era il dito medio?!
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Primavera con vista estate e “prova costume” appena dietro l’angolo: meglio cominciare a esercitarsi subito, magari col groove DOC di Jason Kay.

Arriva la primavera e tutti sono impanicati dal profilarsi della fatidica “prova costume” (dall’andazzo imprevedibile, peraltro: ora se non hai un deretano alla Nicki Minaj, sei una sfigata). Cosa c’è di meglio allora che rispolverare il groove di Jason Kay?

Ha quasi cinquant’anni, il furetto di Stretford, ma proprio per questo si ricorda bene che cosa sono stati il funky e la dance music, prima che affogassero tra le spire dei vari David Guetta e Bob Sinclair, e che la “blackness” impallidisse a forza di meticciati iperprodotti e sculettamenti farlocchi alla Drake.

I Jamiroquai tornano intelligentemente indietro (cosa che fanno dal 1993), proponendo una sonorità non innovativa, ma che sa restituire alle natiche la loro antica dignità. Liberate dalla stretta asfittica delle mutande digitali, esse tornano a ballare libere, scaldate da un brano nato per far muovere anche le salme imbalsamate e dimentiche delle lezioni della Motown e Stax Records.

Come si suol dire: le chiappe arrivano dove la memoria arranca (e, a proposito di memoria, pochi giorni fa è scomparso Toby Smith, ex tastierista della band: RIP).

Jamiroquai