Halsey: Now Or Never - Recensione e video su HVSR.net
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Nella foto: l'amore, l'innocenza, quelle robe lì

Halsey

Now Or Never

È interessante che Ashley Frangipane del New Jersey – che due anni fa aveva proclamato che la sua megahit New Americana era un inno a «una generazione che non temeva la diversità», tessendo il panegirico di una musica pop capace di abbattere le omologazioni – si ripresenti con uno di quei brani pop tutti uguali, tutti uguali, tutti uguali, tutti uguali, tutti uguali, tutti uguali, tutti uguali, nei quali solo i tossici del pop possono individuare quelle sottilissime variazioni di "oooh" e di "frinfrin" che convincono i discografici che i cinque autori (in fondo pochi. Uno comunque, Cashmere Cat, è immancabilmente norvegese) siano dei geni assoluti, geni assoluti, geni assoluti, geni assoluti, geni assoluti, geni assoluti, geni assoluti. E, soprattutto, convincono a non andarsene prima dei fatidici trenta secondi di ascolto i teenager del globo che vivono sulla "top 50" di Spotify e, ogni volta che è finita, la fanno ripartire, e ripartire, e ripartire, e ripartire, e ripartire, e ripartire, e ripartire.

La produzione è dell’acclamato scemizzatore Benny Blanco, il video (co-diretto da Halsey) è un pastrocchione kitsch che incrocia fantasy, i Romeo + Giulietta di Baz Lurhmann e velleità distopiche alla Hunger Games; il testo, in compenso, è ricco di sfumature liriche originalissime: «Voglio che mi ami adesso, adesso, adesso, adesso, adesso, adesso, adesso o mai più».

Saremmo per la seconda, la seconda, la seconda, la seconda, la seconda, la seconda, la seconda.

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