Ella Goda: La Cura Schopenhauer
Il congiuntivo non è morto
 
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Tra ritagli di giornali anni '70, esercizi ginnici e pesci volanti, la cura speciale degli Ella Goda narra gli odierni problemi di coppia dei bipedi a suon di pregevole power pop.

Ella Goda
La Cura Schopenhauer

Andrea Murgia
Andrea Murgia

Bravi ragazzi, gli Ella Goda. A proposito: cosa vuol dire “Ella Goda”? Non si sa, esattamente; un po’ come i Police e il significato dietro Zenyatta Mondatta, svelato in un pomeriggio afoso alle pendici di un tempio in Sardegna da Stewart Copeland, circa dieci anni fa: «Non significa assolutamente nulla, suonava dannatamente bene». Dagli torto.

Con la band dell’abile batteraio di cui sopra, la formazione bergamasca condivide la stessa “struttura” (power trio) e, perché no, una certa predisposizione a scrivere delle belle canzoni energiche, immediate e sinuose – proprio come La Cura Schopenhauer, che è un po’ il loro manifesto musicale power pop.

Singolo apripista dell’imminente debutto, dal titolo ispirato al romanzo omonimo di Irvin Yalom, il pezzo è accompagnato da un notevole video in “passo uno” (quanto suona meglio di stop-motion?!) che – mescolando animazione digitale e collage animati di fotografie – ci racconta dei problemi di coppia dei bipedi del giorno d’oggi. Godiamone.

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