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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Boss Hog: Shh Shh Shh
The Jon Spencer blues implosion

La buona notizia è che i Boss Hog sono vivi, vegeti e obliqui (quasi) come negli anni ‘90. Quella brutta è che siamo nel 2017 e al mondo emerso non gliene frega molto, a prescindere.

Prima dell’uscita dell’EP Brood Star (2016) e dell’album Brood X (fine marzo), l’”ultima musica” del gruppo americano risaliva al 2000. In termini discografici e culturali, praticamente un secolo fa.

La buona notizia è che Jon Spencer e Cristina Martinez – ex belli & dannati, comunque conservati bene – hanno ancora qualcosa da dire e lo fanno con uno stile che, se non inconfondibile, è pur sempre personale, ricercato e obliquo. Ne è discreta prova questa canzone (il cui testo è un esercizio di libera associazione, a detta della stessa cantante) e il relativo videoclip, “artsy” quanto basta per gente che ha respirato l’aria di New York quando era una baldracca vecchia, sporca e creativa.

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Quella brutta è che siamo nel 2017: i Boss Hog potrebbero anche incidere il capolavoro della propria carriera, e magari cambiare il corso del rock’n’roll, ma il mondo “overground” non se ne accorgerebbe, impegnato com’è a mettersi in fila per comprare il nuovo giocattolo tecnologico di turno.

Siamo eccessivamente nostalgici, passatisti o persino reazionari? Tranquilli: la risposta è “sì”.

Boss Hog 

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