Conor Oberst: Till St. Dymphna Kicks Us Out
«Un goccetto?»
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Rimedio contro la depressione: si va zonzo per l’East River con Conor Oberst, Jim Keltner e i Felice Brothers, si va a bere in un locale finché non ci cacciano a pedate. Occhio al traffico della Franklin Roosevelt Drive: vietato morire prima di cominciare a bere. Ci si vede davanti al St. Dymphna, il primo giro lo offre Conor.

Conor Oberst
Till St. Dymphna Kicks Us Out

Questa è la canzone in cui Conor Oberst tenta di farsi una vita. Solo che è Conor Oberst, è finito suo malgrado nei pasticci per un’infamante accusa di stupro, gli hanno trovato qualcosa nel cervello, ha la pressione a mille, è depresso. E allora eccolo che vaga lungo l’East River con un paio di cuffie in testa, cercando di dissimulare i tremori. Si infila in un locale del Village e lì cerca un compagno di sbronze per condividere il dolore, senza il bisogno di farsi troppe domande. E resta lì, finché non lo cacciano via. Detto così forse non è un granché. Detto da Conor Oberst è molto meglio.

Se poi ad accompagnarlo ci sono i Felice Brothers, Jim Keltner e un quintetto d’archi, la storia si fa decisamente più interessante. Till St. Dymphna Kicks Us Out è una delle canzoni pubblicate in versione scarnificata in Ruminations. A metà aprile escono rifatte con la band in un album titolato Salutations. Un altro modo per condividere il dolore.

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