Goldfrapp: Anymore
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Come spesso accade coi Goldfrapp, il pentagramma non risulta sovraffollato, ma è il suono a esser messo in evidenza: quello di un synth indolente e sinuoso come un pitone.

Goldfrapp
Anymore

Paolo Madeddu
Paolo Madeddu

Quattro anni dopo aver spiazzato alcuni (non tutti) tra i loro frequentatori con il molto acustico, intimista Tales Of Us, Alison Goldfrapp e coso, comesichiama, quello che pigia i tasti, propongono un primo assaggio del loro settimo album Silver Eye, in uscita l’ultimissimo giorno di marzo. Come spesso accade col duo, il pentagramma non risulta sovraffollato, con la struttura del pezzo imperniata su tre note reiterate su cui si appoggia un testo non cruciale – ma è il suono, a esser messo in evidenza: quello di un synth indolente e sinuoso come un pitone, che non mancherà di avvolgere nelle sue spire gli estimatori di questa coppia di sopravvissuti di un’epoca in cui l’elettronica era più erotica che porno. Fermo restando che, con l’appeal di Goldfrapp tra i pubblicitari, già al primo ascolto di Anymore ci pare di intravvedere l’ennesimo macchinone grigio che avanza leggiadro e lucente in qualche stupida pineta.

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