Sleaford Mods: B.H.S.
Sir Philip Green, al centro, con Jason Williamson e Andrew Fearn degli Sleaford Mods
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Gli Sleaford Mods prendono a schiaffi la faccia inaccettabile del capitalismo Brit. E son dolori!

Sleaford Mods
B.H.S.

«We’re goin down like BHS», twittavano in agosto gli Sleaford Mods. BHS sta per “British Home Stores”, catena di grandi magazzini chiusi durante quell’estate e in liquidazione dal dicembre 2016. È uno scandalo di cui in Inghilterra si è molto parlato. Nel 2000 BHS finì nelle mani del gruppo Arcadia di Sir Philip Green per duecento milioni di sterline, per essere rivenduta quindici anni dopo a una sterlina (una!). In agosto, mentre Green se la spassava nel Mediterraneo a bordo del suo nuovo megayacht da cento milioni di sterline, undicimila lavoratori di BHS rimanevano a casa senza lavoro e mancavano 571 milioni di versamenti al fondo pensione dell’azienda. Sentita la notizia, gli Sleaford Mods sono entrati in una cabina telefonica, hanno cambiato abito e ne sono usciti vestiti da fustigatori della «faccia inaccettabile del capitalismo» (o sono diventati verdi dalla rabbia, una delle due). Fatto sta che hanno inciso e pubblicato questa litania elettronica basata sul mantra «Affondiamo come BHS, mentre gli avvoltoi di robusta costituzione ci tengono sotto controllo e ci mangiucchiano». Va bene la storia del 99% contro l’1%, va bene erigersi a paladini della classe operaia, va bene fare un video col capitalista malvagio che se la gode sullo yacht (non mega quanto quello vero dell’eminentissimo), va bene che è punk per l’era digitale. Va bene tutto, ma un arrangiamento un po’ più dinamico e interessante gli Sleaford Mods potevano pure trovarlo.

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