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Joey Bada$$: Land Of The Free
Tre *k* di troppo sulla maglietta, ma non è un errore di stampa

Joey Bada$$ scardina i nodi di una visione politica razzista e restauratrice: invertendo la sintassi guerrigliera del gangsta rap, i giovani “colored” ripassano i principi del Movimento per i diritti civili.

Potete anche non amare il faccione ridente di Donaldone e deridere la sua messa in piega alla Doris Day, ma dovete ammettere che egli fa un gran bene alla musica: il risorgere di voci dissenzienti non si contano neppure più. Non poteva mancare il rap, che con Jo-Vaughn Virginie Scott da New York ha deciso di dire la sua. Land Of The Free doveva originariamente uscire il 16 gennaio per il Martin Luther King Day, ma poi è slittato fino all’insediamento di Mr. President. Con una scansione quasi ipnotica, “brother” Joey Bada$$ - classe 1995 - scardina i nodi di una visione politica razzista e restauratrice, assurgendosi a voce della sua generazione. «Scusami America, ma non sarò il tuo soldato. Obama non è stato abbastanza e Donald Trump non è in grado di farsi carico di questo paese», canta in un flow pacato, invertendo la sintassi guerrigliera del gangsta rap. I giovani “colored” ripassano i principi del Movimento per i diritti civili; il resto lo deciderà la storia.

Joey Bada$$ 

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