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I Foxygen in una foto del 1974

Foxygen

On Lankershim

C’è Elton John che va a caccia di guai su Lankershim Boulevard. A bordo di una Mustang del ’66, impara a cantare in armonia con gli Eagles. Beve con Meat Loaf e, un po’ alticcio, ci scrive assieme una canzone sulla fine dei sogni. Appoggiato al bancone, un giovane Bruce Springsteen gli sussurra all’orecchio che deve metterci dentro un po’ di melodramma metropolitano. Bruce convoca la sezione fiati della E Street Band, Elton chiama amici degli amici e incide la canzone su una cassettina. L’indomani è troppo stanco e ubriaco e forse fatto per ricordarsi dove l’ha messa. E poi deve partire per l’Inghilterra, al diavolo quella canzonetta. Un’attricetta di Hollywood trova la cassetta, l’ascolta, la nasconde eccitata nel doppiofondo di una vecchia borsa sperando di rivenderla a quel tizio che lavora alla Capitol Records, ma la ragazza muore in un incidente stradale prima di svelare al mondo il suo segreto. Una quarantina d’anni dopo, i tizi dei Foxygen ritrovano la cassetta in un mercatino dell’usato, l’ascoltano, sono folgorati. La incidono e con la scusa del revival, della fine del pop e della retromania fanno finta che sia roba nuova, che sia roba loro. Faranno la fine di Rory Jansen e senza una Zoe Saldana a consolarli.

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