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Rhiannon Giddens: Freedom Highway
«Ma Pops Staples suonava il banjo o la chitarra?»
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Un’immigrata slovena ha appena rubato il posto di lavoro di First Lady a un’afroamericana. Rhiannon Giddens reagisce tirando fuori dalla naftalina un inno ai diritti civili. Ok, scherziamo, non è andata così. Seriamente: Claudio Todesco ci spiega la storia dietro a “Freedom Highway”.

Rhiannon Giddens
Freedom Highway

L’idea è che gli americani hanno più cose in comune di quanto pensino: eccoli, bianchi e neri, democratici e repubblicani, etero e gay affratellati dal loro eccezionalismo. Per dirlo in musica, Rhiannon Giddens tira fuori un pezzone del 1965 degli Staples Singers scritto da Pops Staples dopo avere ascoltato il verbo di Martin Luther King e dopo le celebri marce da Selma a Montgomery, Alabama. Altri tempi, quelli: si cantava di diritti civili e di Emmett Till linciato, ammazzato e gettato nel fiume Tallahatchie perché colpevole di avere flirtato con una donna bianca. Ci si chiedeva «che cosa pensa il mondo intero degli Stati Uniti», però con uno spirito positivo e un fervore religioso che avercene oggi. Giddens, ragazza del Sud, lo rievoca levigando l’ardore gospel dell’originale. Ci mette un arrangiamento lievemente più cool fra folk e vecchio r&b, ma offre comunque la sensazione di ascoltare la registrazione del canto improvvisato da una congregazione di giusti. E forse, duettando con Bhi Bhiman, cantautore nato nel Missouri e originario dello Sri Lanka, Giddens vuole dirci che la frontiera dei diritti civili s’è spostata e che gli immigrati sono i nuovi neri.

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