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«Dicevano che conoscevo solo tre accordi, ma era falso. Ne conoscevo cinque»

Leonard Cohen

Steer Your Way

Nel club dei 27enni, che fino a ieri affascinava l'immaginario degli ascoltatori di musica rock, nessuno sapeva che sarebbe morto. Al contrario nel club del 2016, che si sta imponendo oggi alla nostra attenzione, un bel po' di gente era ben preparata. E se la malinconia retroattiva per le canzoni dei morti giovani (in quanto cari agli déi - o in quanto cari alla tossicodipendenza) voleva individuare una consapevolezza di belli e dannati che in realtà era in gran parte una nostra proiezione, quest'anno stiamo vedendo artisti di livello altissimo che messi di fronte all'ineluttabile cercano di farne arte. You Want It Darker di Leonard Cohen è un affresco finale forse meno spiazzante, stilisticamente, di Blackstar di David Bowie, ma è certamente altrettanto degno dello spessore del cantautore canadese e coerente col suo percorso. Abbiamo scelto questo brano, apparso in forma di poesia già a giugno sul New Yorker, come summa di tutto quello che ha rappresentato Cohen, la convivenza di spiritualità e disillusione, la convivenza "quebecchese" dei primi tempi tra canzone europea e americana (il contrappunto country dei violini), il solenne e laconico invito del testo a «mantenere la rotta, tra le rovine dell'altare e quelle del centro commerciale», e ovviamente la voce, con tutta una vita dentro come forse non ne sentiremo più.

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