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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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PJ Harvey: Guilty
Polly Jean lavora al suo ruolo di sax symbol

C’è qualcosa di strano, di difficile da cogliere nel fatto che questa canzone, registrata nel gennaio 2015, sia stata lasciata fuori da The Hope Six Demolition Project, pubblicato due mesi fa, ma venga messa in circolazione adesso. Dice Flood, che l’ha prodotta: «Suonava un po’ estranea al resto dell’album, che senza di lei dava la sensazione di essere più forte come lavoro». Il testo però non è affatto estraneo a un disco molto politico, un viaggio nella devastazione del mondo contemporaneo. Quindi, sarebbe interessante capire se PJ ritiene che i brani dell’album abbiano già esaurito il loro ciclo, la loro forza di commento a quanto succede là fuori, e il 13 luglio (fatalmente, UN giorno prima della strage di Nizza) abbia pensato di dover dire qualcosa di più forte. Peraltro, risulta interessante che un pezzo che sembrerebbe contenere una tale urgenza venga sacrificato alle smanie produttive che ci hanno portato al putrebondo concetto di “album organico”. Suona organico? Non suona organico? Ah, se non suona organico, lo pubblichiamo dopo, tanto da qualche parte ci sono sempre droni e bambini che muoiono.

PJ Harvey 

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