Quando in una band volano gli stracci
Sta succedendo nei Cradle of Filth, tra accuse di sfruttamento, abusi, dipendenze e contratti capestro.

I Cradle of Filth sono una delle band più longeve e riconoscibili della scena metal estrema europea. Nati a metà degli anni Novanta a Suffolk, in Inghilterra, hanno costruito la loro identità su un immaginario gotico e teatrale, unendo il black metal con orchestrazioni sinfoniche e testi ispirati alla letteratura dell’orrore. Guidati dal frontman Dani Filth, unico membro stabile sin dalle origini, hanno attraversato decenni di cambi di formazione, polemiche e controversie, mantenendo però un seguito fedele e internazionale.
La band è attualmente impegnata in un lungo tour sudamericano. In questo contesto, lo scorso 24 agosto 2025 la tastierista (e cantante assieme allo stesso Dani) Zoë Marie Federoff ha annunciato sui social la fine del tour per motivi personali, in tono formale e rispettoso: «È con profondo dispiacere che condivido che per motivi personali non posso continuare questo tour…». Il giorno seguente, Dani Filth ha presentato pubblicamente la sua sostituta, Kelsey Peters, dichiarando che la band avrebbe proseguito «come sempre».
Pochi giorni dopo, Marek “Ashok” Šmerda, da 11 anni nei Cradle of Filth ma recente sposo della stessa Zoë, ha annunciato che avrebbe lasciato la band al termine del tour, denunciando «basse retribuzioni, stress elevato e mancanza di cura verso i membri». Ha chiesto anche che tutte le sue composizioni, comprese quelle su una futura collaborazione con Ed Sheeran, venissero rimosse, definendo quel progetto «foolish clown antics». La risposta di Dani è stata immediata: licenziamento in tronco e accuse definite «completamente ingiustificate».

Zoë non si è limitata a lasciare: ha reso pubblico il proprio contratto, definito dal suo avvocato «il contratto più psicopatico che un session musician possa mai ricevere». Ha rivelato che lei e Ashok guadagnavano soltanto 150 sterline al giorno, circa 25 mila all’anno, cifre insufficienti a coprire il costo della vita. Come se non bastasse, ha raccontato di aver subito un aborto spontaneo in tour, attribuendo la tragedia alle condizioni di lavoro e alla precarietà economica.
Il suo post finale suona come un atto di liberazione: «Ora che siamo fuori, il sole splende, la nostra famiglia ha speranza…».

Ashok, chitarrista ceco nella band dal 2014, è un musicista tecnico e riservato, presente in quattro album della band e sempre in secondo piano rispetto al frontman. Al contrario la moglie, Zoë, entrata nel gruppo nel 2022, di formazione classica e con un’estetica vicina al mondo fantasy, sembra dimostrare un carattere ben più forte. Al centro resta Dani Filth, figura carismatica e divisiva: fondatore, autore e icona di un immaginario gotico, ma anche accentratore e capo indiscusso, che ha respinto le accuse spiegando che contratti come quello di Zoë erano «necessari per gestire due membri problematici».
Dietro queste tensioni c’è anche il ruolo del manager Dez Fafara. Ex cantante dei Coal Chamber e leader dei DevilDriver, Fafara conosce bene le fatiche del palco e la durezza dei tour. Dani ha lodato la sua squadra come «premurosa e comprensiva», ricordando che hanno persino rinunciato a commissioni per far funzionare i tour. Ma le accuse di Zoë e Ashok – che parlano di un sistema abusivo e di mancanza di tutele – hanno inevitabilmente toccato anche il management, mettendo in discussione l’equilibrio tra esigenze artistiche e logiche commerciali.
Nel mentre, molti degli ex membri dei Cradle hanno espresso solidarietà ai due dimissionari: Lindsay Schoolcraft, tastierista della band fino al 2020, ha raccontato di aver vissuto dinamiche simili e di non aver avuto le risorse per denunciare allora ciò che ora Zoë e Ashok hanno portato allo scoperto (qui).
Ma al netto delle polemiche interne alla band, la difficoltà di molti musicisti nel mettere insieme carriera artistica e sostenibilità economica non è certo un caso isolato. Fare tournée è sempre più difficile: i costi per viaggi, visti, alloggi e logistica sono aumentati, mentre il pubblico spende meno e molti locali chiudono. Secondo dati recenti, la percentuale di artisti di fascia media che fanno tournée è scesa dal 19% nel 2022 al 12% nel 2024, mentre persino star come Jennifer Lopez o The Black Keys hanno cancellato concerti per scarse vendite di biglietti (qui).
Per molti, la tournée è diventata economicamente insostenibile: l’82% dei musicisti indipendenti non riesce a coprirne i costi. A questo si aggiungono problemi psicologici: burnout, crolli nervosi, dipendenze. Uno studio recente ha parlato della tournée come di un’esperienza capace di spingere oltre i limiti del corpo e della mente, con conseguenze devastanti (qui).