Perry Bamonte, 1960-2025
Da semplice roadie a membro effettivo dei Cure, se ne va un musicista molto amato. Un ricordo.
"Non è importante se moriamo tutti", cantava un giovane Robert Smith nell'incipit di One Hundred Years, anno 1982. Ma mentiva, perché la dipartita di qualcuno è sempre dolorosa. A distanza di sei anni dalla scomparsa dell'ex batterista Andy Anderson a causa di un tumore, ieri lo stesso male si è portato via Perry Bamonte, ovvero uno di noi, il fan che in qualche modo ce l'aveva fatta.
Perry è stato per molti la figura di riferimento, colui che ha mantenuto vivo il legame tra la band inglese e i suoi fans: era il volto timido e sorridente che, seppur defilato, faceva trasparire la gioia per essere lì a fare ciò che amava. Era quello che si intratteneva ore con gli ammiratori della band dispensando chiacchiere, foto e autografi. Era quello che, dopo il licenziamento avvenuto via email nel 2005, non ha mai espresso rabbia o rancore nei confronti del "capo", anzi. Ed è inutile nascondere che il suo tornare a bordo per il tour del 2022 abbia reso felici i fans che gli volevano bene. Perché finalmente era tornato al posto che gli spettava. Era uno di noi, la personificazione del nostro sogno, che mai aveva dimenticato le sue radici.

Radici di cui a volte scherzava: quando anni fa gli misi in mano questo EP per farmelo autografare mi guardò stupito: "come fai ad averlo? E come fai a sapere che c'ero io?", schernendosi riguardo la foto sul retro della cover. Ma non se ne vergognava, erano le sue basi. Gli Anorexic Dread furono una delle tante comete apparse in Inghilterra, precisamente a Southend, nei primi anni ottanta. Un'attitudine teatrale figlia dei Virgin Prunes con sonorità a cavallo tra post-punk primitivo, death rock, positive punk e Birthday Party.
Roba da Batcave insomma, locale in cui tra l'altro suonarono diverse volte. In zona supportarono concerti di nomi ben più grossi nella scena, come Alien Sex Fiend, divertendosi un mondo e lasciando una traccia di sé stessi con l'Extended Play Tracey's Burning, pubblicato ad inizio 1984, di cui la title track divenne una piccola hit nel giro underground nerovestito. Ma poco dopo la pubblicazione del disco, Leonard de Finchy tornò ad essere Perry Bamonte e si unì al rinnovato carrozzone dei Cure post-Pornography in qualità di roadie tuttofare. Lo si intravede anche in qualche scena backstage della vhs pubblicata a febbraio '85 (solo in giappone) "Live In Japan", che riprende il concerto di Tokyo al Nakano Sun Plaza Hall, il 17 Ottobre 1984.
Fu l'ultimo concerto dei Cure di Andy Anderson, tra l'altro. Ma per Perry fu l'inizio di una nuova vita.

Il suo volto divenne noto ai fan accaniti della seconda metà degli anni ottanta, dato che spesso compariva in foto fatte ai membri della band fuori dal palco (tipo le partita a calcio del Team Cure), ma fu con il suo ingresso in pianta stabile nel tour estivo del 1990 che Perry divenne una delle colonne portanti del gruppo. Prese il posto del dimissionario Roger O'Donnell, prendendo in fretta e furia lezioni di tastiere (che non aveva mai toccato prima) dalla sorella di Robert, Janet, alternandosi alla chitarra. Debuttò il 21 giugno a Parigi, due mesi dopo l'uscita di Roger.
Ecco quanto voleva essere lì: una volta ricevuta l'offerta, si è impegnato anima e corpo giorno e notte per essere all'altezza della situazione. «Non tanto per non fare brutta figura, ma per rispetto verso i fans che pagano il biglietto» dichiarò in seguito: un rispetto che non ha mai tradito. Il debutto discografico ufficiale con i Cure fu nel settembre 1990 con il singolo Never Enough, ma per avere i suoi primi contributi musicali reali (non guardate MAI i crediti dei Cure, Robert tendenzialmente spartisce i diritti delle musiche con la line up del momento a prescindere da chi abbia scritto cosa) bisognerà aspettare un paio di anni.
Wish rimane l'album più venduto dei Cure, e lo zampino di Perry lo ha arricchito di una ballad memorabile (Trust), oltre a uno strumentale bellissimo (Cloudberry, dalla cassetta limitata Lost Wishes) e una manciata di inediti apparsi poi sulla Deluxe Edition del 2022 (T6, T7 – la cui versione originale durava il doppio, T8), ma il suo ruolo divenne centrale quando nel 1994 rimase, per un certo periodo (ma a tutti gli effetti), l'unico membro della band oltre a Robert Smith. Negli anni continuò a contribuire alla scrittura di alcuni grandi brani (This Is A Lie o Anniversary, per esempio) e a fare il suo, con quell'atteggiamento sorridente e un po'timido che dava equilibrio ad una band spesso sull'orlo della crisi.
Quando nel 2005 O'Donnell, lui e il fratello Daryl Bamonte (manager dei Cure e dei Depeche Mode) furono messi alla porta senza troppe spegazioni tramite una e-mail, Perry si ritirò a vita privata. Tornerà sulle scene solo qualche anno dopo, grazie all'amicizia di un altro illustre ex, Steve Hewitt, cacciato dai Placebo, che aveva messo in piedi una nuova band che rispondeva al nome di Love Amongst Ruin.
Con loro registrò Lose Your Way, portandolo anche in tour in Europa, riscuotendo purtroppo molto meno successo di quanto meritato. Le poche decine di persone presenti alla data di Milano però non possono dimenticare la pazienza con la quale Perry dedicò tempo ai fan dei Cure, prima e dopo il concerto, mentre i pochissimi rimasti fino all'alba portano nel cuore i racconti pieni di entusiasmo nel ricordare le sue chitarre mancine Aria 1000 e Schecter Ted VI Hellcat costruite appositamente per lui; o i ricordi sugli ex colleghi, dove non c'era traccia alcuna di rancore nei confronti di nessuno. «Ci sono rimasto male, molto, ma se posso comunque vivere sereno, è grazie alla generosità di Robert riguardo le spartizioni delle Royalties: come potrei essere arrabbiato? Se ha scelto di cambiare lineup avrà avuto i suoi motivi: non posso che augurargli il meglio ed essere grato di aver fatto parte della mia band preferita per tanti anni». Un signore.

Avanti veloce fino al 2022: a sorpresa, Perry torna nei Cure in pianta stabile, perlomeno per quanto riguarda le esibizioni dal vivo. L'impressione è quella di una salute non al 100%, ma ogni accenno ad un sorriso è una gioia per i fans. Il suo apporto è minimo, quasi marginale, ma essenziale: mai si era sentita una Just Like Heaven con tutte le tracce di chitarra e basso a sei corde al loro posto, e l'arpeggio mantrico di Endsong diventava uno dei punti di forza del pezzo.
Bamonte era uno che sembrava essere timido, magari un poco impacciato, ma che in realtà aveva coraggio ed attitudine da vendere. Non a livello visivo forse, ma sono i fatti che contano: della sostituzione a tempo record di Roger O'Donnell dietro le tastiere si è già detto, ma si fece trovare pronto anche quando nel 1993 fu Porl Thompson ad andarsene dalla band: fu lui a divenire il chitarrista principale, quello che deve suonare From The Edge Of The Deep Green Sea per intenderci, e lo fece alla grande.
Da oggi, per noi aggrappati alla transenna, ci sarà un vuoto in più sul palco. E ogni volta che guarderemo quella camicia viola e quei pantaloni di velluto neri nell'armadio, comprati dopo averteli visti addosso nel video di High mentre fingevi di tirare la corda di un aquilone, ecco, penseremo a te. Che quella fune non la stai più tirando, perché ormai sei salito lassù per sempre, col tuo sorriso indelebile e la tua gentilezza. E grazie di averci rispettato fino alla fine. We will always love you.