Perchè si sta tornando a parlare di Napster
La più famosa piattaforma p2p è stata nuovamente venduta, e a un prezzo importante.

Napster, la piattaforma che ha fatto nascere la distribuzione digitale della musica alla fine del secolo scorso, è stato recentemente venduto per 207 milioni di dollari alla società americana Infinite Reality. Questa acquisizione segna un nuovo capitolo per un brand che, nei primissimi anni della sua vita, è stato sinonimo sia di innovazione tecnologica che di controversie legali. Ma cosa rappresenta oggi Napster, e perché questa valutazione sembra così alta nel 2025?
Cos’era internet, nel 2000
Chi c’era, si ricorderà cosa voleva dire avere una connessione internet nel 2000. Negli USA la velocità media di connessione era di circa 127 Kbps (kilobit per secondo), un valore che oggi può sembrare irrisorio, ma che rappresentava un netto miglioramento rispetto ai modem dial-up più diffusi negli anni '90, che raggiungevano al massimo 56 Kbps. Con una velocità di 127 Kbps, in un minuto di connessione era possibile scaricare:
- un'immagine JPEG compressa di circa 900 KB, come quelle utilizzate per siti web o e-mail;
- un file MP3 molto compresso di circa 1 minuto di durata e una qualità audio bassa (64 Kbps);
- un documento PDF leggero, come una brochure o un articolo accademico breve;
- una pagina web semplice, contenente testo e alcune immagini leggere.
Tuttavia, file più grandi, come video o software, richiedevano ore o addirittura giorni per essere scaricati. Ad esempio, un brano MP3 standard di 4 MB avrebbe richiesto circa 4-5 minuti, mentre un filmato in formato MPEG da 700 MB sarebbe stato impensabile da scaricare con una connessione domestica dell'epoca.
Uno studente e un imprenditore
In questo contesto tecnologico che oggi sembra preistoria, ma che al contrario al tempo pareva pieno di promesse rivoluzionarie (un po’ come oggi con l’intelligenza artificiale), Shawn Fanning e Sean Parker, due giovani appassionati di tecnologia e programmazione, nel 1999 diedero vita a Napster, una delle piattaforme più rivoluzionarie e controverse della storia della musica digitale. Fanning era uno studente universitario di Boston, mentre Parker era un giovane imprenditore con un background in hacking e programmazione. Napster permetteva agli utenti di scambiarsi file musicali gratuitamente, bypassando completamente i modelli tradizionali di distribuzione musicale, basati sulla vendita dei supporti fisici (soprattutto CD).
Napster guadagnò immediatamente una popolarità mondiale, attirandosi però anche l’attenzione dell’industria discografica – e dei relativi avvocati – per la sua natura intrinsecamente illegale (…un po’ come oggi l’intelligenza artificiale: quante analogie!). Nel 2001, ad appena due anni dopo il suo lancio, Napster fu costretta a interrompere le attività dopo che i Metallica e altri artisti intentarono causa – poi vincendola – alla piattaforma per violazione dei diritti d’autore dei brani resi gratuitamente disponibili in rete (nell’ambito della causa i Metallica fornirono anche i nominativi degli utenti che risultavano loro avessero scaricato la loro musica – il concetto di privacy era ancora lontano da venire).
Nel 2002 Napster si riconvertì in servizio a pagamento legale e la sua popolarità crollò drasticamente; il fenomeno del peer to peer rimase invece estremamente diffuso tra gli appassionati di musica (e in seguito di cinema), sfruttando gli innumerevoli servizi presenti nel sottobosco della rete che nel frattempo erano nati, e che in parte continuano ancora oggi.
Vendere, comprare, vendere, comprare
Dopo la chiusura delle attività nel 2001, il brand venne acquistato dalla software company americana Roxio e successivamente, nel 2008, rivenduto a Best Buy (un marchio USA della grande distribuzione nel settore elettronica) per 121 milioni di dollari. Nel 2011 Napster divenne il nuovo nome del servizio di streaming Rhapsody, con una piccola quota di mercato rispetto ai giganti del settore come Spotify o Apple Music.
Nel 2020 brand e attività vennero acquisite da MelodyVR, una società di concerti virtuali (con la pandemia sembrava che il settore dovesse espandersi). Due anni più tardi la società passò nuovamente di mano, rientrando tra le acquisizioni di Algorand, una società attiva in ambito criptovalute e blockchain. E, infine, lo scorso 25 marzo, Algorand ha venduto Napster – che della piattaforma originale non ha più nulla – a Infinite Reality, per 207 milioni di dollari.
Infinite Reality è specializzata in tecnologie immersive (metaverso) e intelligenza artificiale. Fondata nel 2019, l'azienda si propone di trasformare Napster in una piattaforma musicale interattiva basata su esperienze virtuali 3D. Tra i progetti annunciati ci sono concerti virtuali e la vendita di merchandising digitale. In un’intervista al magazine Variety, il CEO di Infinite Reality ha detto che questa acquisizione «è in linea con la nostra visione di guidare il settore internet nel passaggio da un web piatto in 2D a un coinvolgente web 3D, fornendo a tutti i creator strumenti moderni per coinvolgere, monetizzare e misurare meglio il proprio pubblico».
Fino al prossimo passaggio di mano, almeno.
207 milioni sono tanti?
Oltre duecento milioni di dollari per un marchio che molti considera(va)no un relitto digitale sembrano tantissimi, soprattutto nel 2025, in un mercato ormai saturo di piattaforme di streaming e in cui la carica disruptive del Napster originale si è eclissata da più di vent'anni. Vanno tuttavia considerati almeno tre argomenti a favore di una valutazione così alta.
Il primo è nella forza ancora notevole del marchio Napster: non solo un nome, ma proprio un simbolo. Napster è stato il primo vero terremoto digitale per l’industria musicale tradizionale, e porta con sé una legacy culturale fortissima. In un’epoca in cui il branding ha un peso significativo anche in ambito tech, possedere un nome con questa potenza evocativa è un vantaggio competitivo.

Il secondo argomento riguarda le licenze e il know-how tecnologico. Nonostante la sua posizione marginale rispetto ai big, Napster ha infatti mantenuto nel tempo licenze per lo streaming di milioni di brani (110 milioni, dichiara). A livello infrastrutturale, inoltre, è ancora una piattaforma funzionante, con contratti già attivi con le major e con le etichette indipendenti. Acquisire Napster significa acquisire tutto questo know-how e tutte queste licenze: un pacchetto chiavi in mano per entrare rapidamente nel mercato musicale.
Terzo: va ricordato che Infinite Reality ha alle spalle una valutazione monstre di 12,25 miliardi di dollari e ha raccolto 3 miliardi in funding. In questo contesto, investire 207 milioni in un asset come Napster rientra in una logica di posizionamento, più che di ritorno immediato.
Se volete avere un'idea di quel che si dice in giro (a favore, contro e tutte le posizioni intermedie), Linkedin ha raccolto alcuni pareri su quanto accaduto.