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Morrissey vuole vendere i suoi diritti delle canzoni degli Smiths

Ma per adesso manca l'acquirente...

Morrissey vuole vendere i suoi diritti delle canzoni degli Smiths
Morrissey nel 2005.
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Morrissey ha annunciato di voler vendere la sua quota dei diritti sul catalogo degli Smiths, il gruppo che negli anni Ottanta contribuì a ridefinire il pop britannico. La notizia è sorprendente non solo perché riguarda una delle band più influenti della musica inglese, ma anche perché arriva da un artista che per decenni ha coltivato un’immagine di outsider ostinato, spesso in contrasto con l’industria musicale e con l’idea stessa di monetizzare la propria eredità artistica.

La vendita riguarda i diritti sulle canzoni registrate tra il 1982 e il 1987, cinque album e una serie di singoli che hanno segnato una generazione: da This Charming Man a There Is a Light That Never Goes Out. Morrissey, che condivide la titolarità dei brani insieme al chitarrista Johnny Marr, non ha precisato né l’entità della sua quota né la cifra richiesta, ma ha parlato apertamente di «chiudere i conti con il passato». Secondo alcune stime, un’operazione che potrebbe valere decine di milioni di dollari.

Nel post su Instagram con cui l’account ufficiale di Morrissey ha annunciato questa vendita si legge:

Morrissey non ha altra scelta che mettere in vendita tutte le sue partecipazioni negli affari legati a “The Smiths” a qualsiasi parte o investitore interessato. Questo includerebbe i pieni ed esclusivi diritti di Morrissey su: il nome “The Smiths”, come creato da Morrissey; tutte le opere grafiche degli Smiths, come create da Morrissey; tutti i diritti di merchandising degli Smiths; tutte le canzoni degli Smiths, testi e musiche; tutti i diritti di sincronizzazione; tutte le registrazioni degli Smiths; tutti i diritti contrattuali per le pubblicazioni degli Smiths.

Morrissey: «Sono esausto da qualsiasi legame con Marr, Rourke e Joyce. Ne ho avuto abbastanza di associazioni malevole. Per tutta la mia vita ho pagato i miei debiti a queste canzoni e a queste immagini. Ora vorrei vivere disassociato da coloro che non mi augurano altro che cattiveria e distruzione, e questa è l’unica soluzione. Le canzoni sono me – non sono nessun altro – ma portano con sé comunicazioni d’affari che ogni anno si spingono a eccessi di angoscia e rancore. Ora devo proteggermi, soprattutto per la mia salute».
Il post su Instagram originale.
Il post su Instagram originale.

Negli ultimi anni, la compravendita dei cataloghi musicali è diventata un fenomeno diffuso e molto redditizio. Bob Dylan, Bruce Springsteen, Neil Young e Stevie Nicks sono solo alcuni degli artisti che hanno ceduto i propri diritti a major discografiche o fondi di investimento, attratti da offerte multimilionarie. Per gli acquirenti si tratta di un affare sicuro: quelle canzoni continueranno a generare royalties da streaming, radio, film, pubblicità e videogiochi. Per gli artisti, invece, è spesso un modo di monetizzare in vita quello che altrimenti resterebbe un lascito postumo.

Il caso di Morrissey, però, è diverso. Non solo perché la sua decisione riguarda una band sciolta da quasi quarant’anni, ma soprattutto perché i rapporti con Johnny Marr sono sempre stati tesi, al punto che negli ultimi anni si sono trasformati in uno scambio continuo di accuse e recriminazioni pubbliche. Vendere la sua parte del catalogo potrebbe significare lasciare a Marr o a terzi la gestione di un patrimonio che lui stesso ha sempre rivendicato come "sacro". «Se qualcuno vuole comprare, che compri. Non ho più interesse a tenere in vita un cadavere», ha detto Morrissey in un’intervista, riferendosi alla storia della band.

Il conflitto con Marr, del resto, accompagna i due sin dallo scioglimento del gruppo. Nel 1987, dopo l’uscita dell’ultimo album Strangeways, Here We Come, Marr decise di abbandonare il gruppo esasperato dall’atteggiamento di Morrissey, che rifiutava qualsiasi compromesso. Da allora le frecciate non si sono mai fermate: Morrissey ha accusato Marr di vivere «parassitariamente» del passato, mentre Marr lo ha descritto come «incapace di collaborare». Qualche anno fa, dopo l’ennesimo scontro sui giornali, Morrissey arrivò perfino a chiedergli pubblicamente di smettere di parlare di lui nelle interviste. Una faida personale che oggi sembra trovare un epilogo paradossale proprio nella messa in vendita di quel repertorio condiviso.

Questa settimana Morrissey ha reso pubblica anche una casella di posta elettronica creata apposta per chi fosse interessato all’acquisto, un dettaglio che ha fatto discutere i fan: non è comune che un artista gestisca in maniera così diretta e quasi informale una trattativa di queste dimensioni. L’indirizzo, reso noto tramite i suoi canali ufficiali, ha contribuito a dare all’intera operazione un’aria più da “svendita da garage” che da sofisticata manovra finanziaria.

Le reazioni dei fan oscillano tra lo stupore e il cinismo. C’è chi vede la mossa come l’ennesima prova del disincanto di Morrissey verso un’industria che non lo ha mai completamente accolto, e chi la interpreta invece come un gesto di pragmatismo: a 66 anni, con una carriera solista che fatica a rinnovarsi, l’ex cantante degli Smiths potrebbe semplicemente aver deciso di incassare. Lui, intanto, ha liquidato le critiche definendo ingenui coloro che credono ancora che la musica possa restare al di fuori delle logiche di mercato.

Non sarebbe la prima volta che Morrissey sorprende con scelte controcorrente. Negli anni Novanta rifiutò più volte le offerte di reunion degli Smiths, anche quando i compensi erano da capogiro, sostenendo che sarebbe stato «come riesumare un corpo». Allo stesso tempo, ha difeso in più occasioni la sacralità del catalogo del gruppo, salvo poi ora dichiarare che «ogni canzone ha una data di scadenza». Una contraddizione che i suoi critici leggono come l’ennesima prova di incoerenza, mentre i suoi sostenitori preferiscono interpretare come fedeltà al suo modo imprevedibile di stare al mondo.

Il confronto con altri artisti è inevitabile. Quando Bruce Springsteen ha venduto i suoi diritti alla Sony per circa 500 milioni di dollari, lo ha fatto all’interno di una strategia ben precisa di gestione del proprio patrimonio. Bob Dylan ha ceduto il suo catalogo a Universal con la stessa logica. Morrissey, invece, sembra muoversi in modo più personale, quasi impulsivo: non un’operazione guidata da consulenti e avvocati, ma la decisione di un individuo che, come spesso nella sua carriera, non teme di alienarsi parte del suo pubblico pur di ribadire la propria indipendenza.

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