I Repubblicani hanno un problema con Bad Bunny
La megastar portoricana parteciperà all'halftime show del prossimo Super Bowl. La destra americana non l'ha presa benissimo.

Per chi segue il rock e la musica alternativa da questa parte dell'oceano, il nome Bad Bunny potrebbe non dire granché. Eppure, stiamo parlando di uno degli artisti più influenti e di successo commerciale del pianeta, capace di generare polemiche politiche che vanno ben oltre la sfera musicale. E riguardo al quale lo scorso 28 settembre dalla NFL è stata annunciata la partecipazione come protagonista dell'halftime show del Super Bowl LX, in programma l'8 febbraio 2026 in California.
Cos'è l'Halftime Show e perché conta
Facciamo un passo indietro. L'halftime show del Super Bowl è, a tutti gli effetti, il palcoscenico più importante della musica popolare americana. Per quindici minuti, durante l'intervallo della partita più seguita negli Stati Uniti, un artista si esibisce davanti a un pubblico televisivo che supera regolarmente i 100 milioni di spettatori solo negli USA, con picchi globali ben superiori. L'anno scorso, la performance di Kendrick Lamar con SZA ha stabilito il record assoluto con 133,5 milioni di telespettatori. Non è solo un concerto: è un evento culturale che definisce tendenze, lancia carriere e cristallizza momenti storici. Si ricorda ancora l'esibizione di Prince sotto la pioggia nel 2007, quella di Beyoncé nel 2013, o quella di Lady Gaga nel 2017, che la consacrò definitivamente.
Per la NFL, la scelta dell'artista è strategica: si tratta di bilanciare il pubblico tradizionale del football americano – prevalentemente bianco, maschile e conservatore – con la necessità di rimanere rilevanti per le generazioni più giovani e per le minoranze etniche che rappresentano una fetta crescente del mercato. La selezione di Bad Bunny segue questa logica: è un tentativo dichiarato di corteggiare il pubblico latino, demograficamente in espansione negli Stati Uniti e particolarmente presente in Stati chiave come la Pennsylvania, la Florida e il Texas.
Chi è Bad Bunny: dal supermercato al dominio globale
Benito Antonio Martínez Ocasio, questo il nome all'anagrafe, nasce nel 1994 a Vega Baja, Porto Rico. Nel 2016 lavorava come addetto al confezionamento in un supermercato mentre caricava su SoundCloud le sue prime tracce di reggaeton e Latin trap. Nove anni dopo, è una delle figure più potenti della musica mondiale. I numeri sono impressionanti anche per chi non ama il genere: Bad Bunny è stato l'artista più ascoltato su Spotify per tre anni consecutivi dal 2020 al 2022, il primo nella storia della piattaforma a compiere questa tripletta. Nel 2022 ha generato 18,5 miliardi di stream. Il suo album Un Verano Sin Ti del 2022 è l'album più ascoltato di sempre su Spotify, superando anche pesi massimi come Ed Sheeran. Ha venduto oltre 116 milioni di album in equivalente, una cifra stratosferica considerando che ha deliberatamente scelto di non investire nelle vendite fisiche, concentrandosi esclusivamente sullo streaming.
Per fare un paragone comprensibile al pubblico rock: Bad Bunny è, in termini di impatto commerciale e culturale sulla sua generazione, quello che i Metallica erano per il metal nei primi anni '90, o che i Nirvana rappresentavano per il rock di Seattle e dintorni (ok, siamo un po'restii a parlare di grunge).
Bad Bunny ha vinto tre Grammy e dodici Latin Grammy, ha recitato in film come Bullet Train con Brad Pitt e collabora con case di moda di lusso. Ma ciò che lo distingue è la sua capacità di cantare quasi esclusivamente in spagnolo mantenendo un appeal mainstream. Prima di lui, gli artisti latini che sfondavano negli USA dovevano fare "crossover" cantando in inglese. Bad Bunny ha ribaltato questa dinamica: il mondo si è adattato a lui, non viceversa.
Il Tiny Desk Concert: folk portoricano per NPR
Ad aprile 2025, Bad Bunny ha realizzato quello che i fan chiedevano da anni: un Tiny Desk Concert per NPR. Per chi non lo conoscesse, si tratta di una serie di performance acustiche intime registrate negli uffici di NPR Music a Washington D.C., che nel corso degli anni ha ospitato da Adele a Mac Miller, da T-Pain ai Foo Fighters. La particolarità è l'intimità: artisti abituati a stadi da 50mila persone si trovano a suonare per una manciata di spettatori, circondati da librerie e scrivanie: ne abbiamo anche parlato qui.
La performance di Bad Bunny è diventata istantaneamente la più vista nella storia della serie. Accompagnato dalla sua band Los Sobrinos e da musicisti portoricani specializzati in strumenti tradizionali come il cuatro (una piccola chitarra a quattro corde) e percussioni come bongos e congas, ha riproposto brani del suo ultimo album Debí Tirar Más Fotos in versioni che attingevano alla plena, alla bomba e alla salsa – generi folk portoricani con radici africane e contadine. La scenografia includeva due bandiere portoricane cucite a mano dall'artista Milagros Rosado, nello specifico nella tonalità di blu chiaro associata al movimento indipendentista dell'isola.
È stata una performance che ha mostrato un lato diverso dell'artista: lontano dalle produzioni pesanti del reggaeton da club, ha presentato una musica profondamente radicata nell'identità culturale di Porto Rico, con arrangiamenti che avrebbero fatto onore a qualsiasi ensemble di world music.
La residency portoricana: 31 notti e mezzo milione di spettatori
Da luglio a settembre 2025, Bad Bunny ha tenuto una residency storica al Coliseo de Puerto Rico José Miguel Agrelot di San Juan: 31 concerti sold-out per oltre 500mila spettatori totali. Intitolata No me quiero ir de aquí ("Non voglio andarmene da qui"), la residency è stata un evento culturale senza precedenti per Porto Rico. Mai nessun artista aveva tenuto così tante date consecutive nello stesso venue dell'isola.
Le prime nove date erano riservate esclusivamente ai residenti portoricani, una scelta simbolica forte in un momento in cui Porto Rico affronta una massiccia emigrazione verso gli Stati Uniti continentali a causa del costo della vita insostenibile e della gentrificazione.
Gli show includevano proiezioni di testi informativi sulla storia coloniale di Porto Rico, scritti dallo storico Jorell Meléndez-Badillo: una scenografia che teneva insieme musica, impegno politico e orgoglio portoricano in un momento di crisi esistenziale per l'isola.
Trump, Porto Rico e l'endorsement per Kamala Harris
Per capire perché l'annuncio di Bad Bunny al Super Bowl ha scatenato una tempesta politica, bisogna tornare alla campagna elettorale del 2024. Il 27 ottobre 2024, durante un comizio di Donald Trump al Madison Square Garden di New York, il comico Tony Hinchcliffe fece una battuta che divenne immediatamente virale: «C'è letteralmente un'isola galleggiante di spazzatura in mezzo all'oceano. Penso si chiami Porto Rico».
La reazione fu immediata. Bad Bunny, che fino a quel momento era rimasto politicamente neutrale nonostante la sua celebrità, condivise con i suoi 45 milioni di follower su Instagram un video di Kamala Harris in cui la candidata democratica diceva: «Non dimenticherò mai quello che Donald Trump ha fatto e non ha fatto quando Porto Rico aveva bisogno di un leader competente e premuroso. Ha abbandonato l'isola, ha cercato di bloccare gli aiuti dopo due devastanti uragani consecutivi e non ha offerto altro che rotoli di carta assorbente e insulti».
Il riferimento era all'uragano Maria del 2017, che devastò Porto Rico causando migliaia di morti. Trump, durante una visita all'isola, fu filmato mentre lanciava rotoli di carta assorbente alla folla come se fossero gadget, un gesto percepito come profondamente irrispettoso. Altri artisti portoricani come Jennifer Lopez, Ricky Martin e Marc Anthony seguirono Bad Bunny nell'endorsement per Harris.
L'impatto fu significativo, specialmente in Pennsylvania, Stato chiave dove vivono quasi 600mila americani di origine portoricana con diritto di voto (i portoricani che vivono nell'isola, essendo Porto Rico un territorio non incorporato degli Stati Uniti, non possono votare alle elezioni presidenziali nonostante abbiano la cittadinanza americana).
Le reazioni all'annuncio del Super Bowl
Quando la NFL ha annunciato Bad Bunny per il Super Bowl, la destra trumpiana ha reagito con veemenza. Corey Lewandowski, ex manager della campagna di Trump ora consigliere del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, ha dichiarato in un podcast che agenti dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) saranno presenti al Super Bowl. «Non c'è posto dove si possa dare rifugio sicuro a persone che sono in questo paese illegalmente, nemmeno al Super Bowl», ha detto. Una minaccia surreale, considerando che Bad Bunny è cittadino americano per nascita.
Trump stesso ha commentato: «Non ne ho mai sentito parlare. Non so chi sia. Non so perché lo stiano facendo. È pazzesco».
Bad Bunny ha risposto durante il suo monologo di apertura a Saturday Night Live il 4 ottobre 2025, dove è apparso come ospite. Dopo aver detto di essere emozionato per il Super Bowl, ha parlato in spagnolo al suo pubblico: «Specialmente a tutti i latini e le latine nel mondo e qui negli Stati Uniti che hanno lavorato per aprire porte. È più di una vittoria per me, è una vittoria per tutti noi. Le nostre impronte e il nostro contributo in questo paese, nessuno potrà mai portarcelo via o cancellarlo». Poi ha aggiunto con un sorriso: «Se non avete capito quello che ho appena detto, avete quattro mesi per imparare».
La risposta conservatrice è arrivata sotto forma di contro-programmazione. Turning Point USA, l'organizzazione no-profit conservatrice fondata dal defunto attivista Charlie Kirk (ucciso durante un evento pubblico il 10 settembre 2025), ha annunciato il 9 ottobre The All American Halftime Show, uno show alternativo da trasmettere in streaming contemporaneamente all'halftime ufficiale della NFL. Il sito web dell'evento recita che celebrerà «fede, famiglia e libertà».
L'annuncio non ha ancora rivelato i nomi degli artisti che si esibiranno. Nei giorni successivi, è circolata online una locandina non ufficiale che indicava Kid Rock come headliner, affiancato da Ted Nugent e altri artisti di secondo piano notoriamente vicini al Partito repubblicano.
Kid Rock, al secolo Robert James Ritchie, è un rapper-rocker del Michigan che negli anni '90 aveva un certo seguito con brani come Bawitdaba, ma che negli ultimi vent'anni si è trasformato sempre più in una figura politica conservatrice piuttosto che in un artista rilevante dal punto di vista musicale. Le sue recenti performance sono più vicine a comizi politici che a concerti.
Ted Nugent, chitarrista hard rock noto per i suoi album degli anni '70 come Cat Scratch Fever, è diventato negli ultimi decenni più famoso per le sue posizioni politiche ultraconservatrici e le dichiarazioni controverse che per la sua musica.
Il paradosso dell'identità americana
C'è un'ironia di fondo in tutta questa vicenda che vale la pena sottolineare. Turning Point USA ha chiamato il proprio evento The All American Halftime Show, presentandolo come alternativa patriottica a Bad Bunny. Ma Bad Bunny è americano. Porto Rico è un territorio statunitense dal 1898, e tutti i portoricani sono cittadini americani dalla nascita dal 1917. I portoricani hanno combattuto in tutte le guerre americane dal XX secolo in poi, incluse le due guerre mondiali, la Corea e il Vietnam, spesso con tassi di partecipazione pro capite superiori a quelli degli Stati continentali.
Il fatto che Bad Bunny canti in spagnolo non lo rende meno americano: gli Stati Uniti non hanno una lingua ufficiale a livello federale (nonostante annunci in senso contrario da parte dell'amministrazione Trump), e lo spagnolo è parlato da oltre 40 milioni di persone nel paese, circa il 13% della popolazione.
Il vero nodo è culturale e razziale. Per una parte dell'elettorato conservatore americano, "americano" significa bianco, anglofono e cristiano-protestante. Bad Bunny rappresenta un'America diversa: multietnica, multilingue, post-nazionale nei suoi riferimenti culturali. È un'America che spaventa chi teme di perdere il controllo su cosa significhi essere "veri americani".