Nella seconda era Trump la canzone di protesta americana è EDM
Come il remix di una lagnanza disimpegnata su TikTok è diventato uno dei brani più ascoltati su iTunes e Spotify.

L’ultima ossessione virale partorita da quella sconfinata terra di nessuno priva di regole che è TikTok si chiama Hostile Government Takeover (EDM Remix) ed è qualcosa che riesce (non si sa bene come, ma lì sta la sua grandezza, se così vogliamo chiamarla) a unire terrore politico esistenziale e rassegnazione disperata nei confronti di un futuro a dir poco buio con un beat da rave strafatto che non guarda alla mattina dopo. Nato come un lamento malinconico sulla lenta decomposizione della democrazia, si è evoluto in una heater song da club che ribadisce – una volta ancora, una volta per tutte – che sì, si può ballare anche mentre il mondo crolla e la civiltà come l'abbiamo intesa fino a oggi va in vacca rotolando inesorabilmente giù per la china.
Da cantilena scazzata a tormentone universale
Chi sia stato il primo a usare questa esatta formula di tre parole (ben diverse dalle ormai démodé "sole, cuore, amore") non si sa. Probabilmente bisogna andare indietro fino alla Convenzione di Filadelfia. Recentemente è tornata alla ribalta con una domanda di un giornalista a Elon Musk durante uno degli ultimi eventi alla Casa Bianca e con un intervento della professoressa Brooke Harrington alla MSNBC. Ma non è questo il punto. Il fatto è che la combinazione di parole suona abbastanza melodica da innescare l’istinto naturale del web: farla propria, ripeterla all’infinito e costruirci sopra qualcosa.
Nello specifico, quindi, possiamo rimanere ai giorni nostri e dire che tutto inizia con un frammento a cappella pubblicato appunto su TikTok da AGiftFromTodd, autore di un testo (non si sa quanto improvvisato) che – almeno dall'altra parte dell'oceano – è già leggenda e vale la pena riportare più o meno per intero:
We're in the middle of a hostile government takeover
I wanna talk about it but I'll be late for work
And if you say
Wait a minute. Who we have to stop this?
We had one but you didn't want that lady in office
Now that we're a part of a Nigerian prince scam
Surprisе surprise, it ended up bеing a white man
Oh! I just wanna know what the hell do I do?
Probably drink!
Il tono è spento, l’apatia quasi comica, ed è proprio questa delivery svuotata di speranza che colpisce milioni di persone, quasi quanto l'invito finale a berci su per dimenticare. Insomma, il livello di esaurimento perfetto per navigare la situazione politica, economica e internazionale contemporanea. Eppure non sarebbe stato sufficiente a giustificare come le cose siano poi andate fuori controllo nel giro di pochi giorni.
È qui infatti che entra in gioco Vinny Marchi, producer EDM che si è imbattuto (come tutti, come sempre quando le congiunzioni astrali sanciscono che è il momento) quasi per caso in questo a modo suo solenne grido di disperazione, ci ha visto qualcosa di più del solito meme da 15 secondi e ha pensato: sai cosa ci manca? Il drop giusto. Così ha preso la traccia vocale e l'ha trasformata in un inno da festival, pronto per il Pacha di Ibiza, con due note di piano elettrico per settare il livello di tensione adeguato, synth sbarazzini che fanno subito alzare le mani e una bassline così pesante che potrebbe essere considerata una nuova forma di interferenza elettorale. Se all'opposizione ci fosse David Guetta, s'intende.
Una hit da dancefloor perfetta per l’Apocalisse
Da quando è uscito, il remix è esploso sulle piattaforme di streaming e schizzato in cima alla classifica di iTunes USA, superando artisti veri con carriere decennali e finendo persino nella Trending Songs Chart di Billboard, a dimostrare (ce ne fosse ancora bisogno) che da quando la musica è sbarcata su internet, internet ha sviluppato una capacità disarmante di trasformare qualunque cosa in musica e che niente può unire la gente come la sensazione condivisa di una spada di Damocle sospesa sopra la testa e la consapevolezza di essere (chi più, chi meno) tutti fregati, a patto che sia la suddetta sensazione che la suddetta consapevolezza siano codificate al massimo a 128 BPM.
D'altra parte, è così che questo nuovo millennio elabora il disagio: trasformandolo in un suono virale, accompagnato da video che spaziano da coreografie di ballo ironiche fatte per finire subito in tendenza a satira politica buona giusto a cavalcare l'onda dell'hype, con stuoli di sedicenti creators che lo usano per sottolineare tutto: titoli di giornale assurdi, servizi della CNN, proposte di rivoluzione immaginaria, personalissimi drammi intimi.
I critici – quelli che prendono (troppo) sul serio la musica e forse, viste le condizioni attuali, anche la democrazia – hanno notato il paradosso: una canzone che lamenta il collasso della società moderna si rivela a tutti gli effetti come una bomba trionfale certificata che al collasso della società moderna in qualche modo rischia di contribuire come colonna sonora di una danza frenetica che rappresenta la fuga collettiva del Paese dalle proprie responsabilità. Alcuni vedono nella sua popolarità l’ennesima prova che la cultura contemporanea ha ormai adottato il sarcasmo e l’intrattenimento come meccanismi di difesa contro la realtà. Altri lo considerano solo un'ulteriore testimonianza di come, nell’era digitale, qualsiasi messaggio – per quanto serio – possa essere trasformato in contenuto. Altri ancora, invece, sostengono che sia niente più che l’evoluzione naturale di una collettività che cerca di elaborare la disperazione attraverso ritmi danzerecci, come se il concetto si potesse riassumere con il cinismo di un commento su Reddit: «Se dobbiamo affondare, tanto vale farlo in 4/4».
Quasi nessuno, in realtà, ha però sottolineato l'aspetto probabilmente più significativo, ovvero che episodi come questo sanciscono in maniera esplicita l'allargamento di una forbice: la musica popolare è a questo punto definitivamente scollegata dall’industria di settore. Le canzoni da record ormai non nascono necessariamente negli studi di registrazione, ma negli angoli più strani della rete, nelle cucine con gli smart-frigoriferi, da una frase carpita in un programma TV, da una battuta innocente durante una call su Zoom registrata a vostra insaputa. È la logica del remix infinito, della ripetizione ossessiva, del ritornello che diventa online joke e viceversa.
E ora?
Mentre Hostile Government Takeover (EDM Remix) continua a macinare ascolti, il suo inaspettato successo fa sorgere spontanea la domanda: sarà l’inizio di un nuovo trend musicale? Quello che già qualcuno chiama nihilistic techno-trance o existential EDM è il suono del futuro? O rimarrà un fenomeno virale isolato? Qualunque sia la risposta, resterà un momento culturale assurdo e un segnale piuttosto chiaro di come stiamo processando il reale nel 2025. È un banger. È una protesta. È il suono della democrazia che esala l’ultimo respiro, ma con un basso della madonna.
Soprattutto, è un pezzo che rappresenta perfettamente lo Zeitgeist vigente: in parte ribellione col culo degli altri, in parte meme da giocarsi gratis, in parte jingle studiatissimo che ti si pianta in testa come un chiodo. Negli anni '60 avevamo il folk impegnato e Bob Dylan, oggi AGiftFromTodd, Vinny Marchi e due stock sample in croce su Ableton o ProTools. Chi ha inteso quest'ultima frase come una velata critica, si ricordi che la malizia sta negli occhi di chi legge, e se chi legge è un boomer alla malizia spesso rischia di aggiungersi la cataratta. Questi non sono altro che i fatti, e i fatti dicono che al momento siamo tutti più che ben disposti a ballare sul caos, almeno finché non sarà troppo tardi per andare al lavoro.