Il video di David Byrne che balla con Robyn
L'occasione era quella della festa per i 50 anni del Saturday Night Live.

Lo scorso 14 febbraio 2025, il palco del Radio City Music Hall di New York ha visto il ritorno dal vivo di David Byrne, fondatore, cantante e volto dei Talking Heads, nonché icona di un bel pezzo della storia della musica art rock degli anni ‘80. Con lui era sul palco la cantante svedese Robyn. L'occasione era lo show SNL50: The Homecoming, organizzato per celebrare il 50° anniversario del leggendario show televisivo americano Saturday Night Live. In onda dal 1975, SNL ha lanciato la carriera di molti attori brillanti: Bill Murray, Eddie Murphy, Tina Fey, Will Ferrell, Kristen Wiig sono solo alcuni dei nomi che devono al programma l'avvio delle rispettive carriere.
Era da oltre due anni, e cioè dalla fine del tour di American Utopia, che David Byrne non si vedeva dal vivo. La performance è stata molto applaudita, nonostante Byrne si sia trovato a cantare Dancing on My Own, uno dei più grossi successi di Robyn (tratto da Body Talk Pt.1, 2010), su tonalità per lui inedite; ma il contesto e il rispetto per l'ex Talking Heads sono stati tali che il pubblico gli ha perdonato ogni sbavatura. Il brano successivo è stato This Must Be the Place, la hit dei Talking Heads del 1983 tratta da Speaking in Tongues.

I due cantanti si sono presentati sul palco in completo grigio coordinato: un chiaro riferimento all’abito oversize, noto come "Big Suit", che fece la sua apparizione più celebre nel film-concerto Stop Making Sense del 1984 diretto da Jonathan Demme: Byrne lo indossa durante l'esecuzione di Girlfriend Is Better, creando un momento di pura teatralità surreale.
Da soli sul grande palco del Radio City Music Hall, ognuno dei due ha ballato nel suo stile; o meglio, Robyn ha ballato, Byrne si è prodotto nella sua ormai nota successione di movimenti stralunati e solo apparentemente scomposti. Fin dai tempi dei Talking Heads, le sue performance live (ma anche in alcuni video, come Once in a Lifetime) sono state caratterizzate da coreografie in apparenza naïf, ma in realtà pensate e studiate. Anche nel suo percorso solista, Byrne ha continuato a esplorare il rapporto tra musica e movimento: il suo spettacolo American Utopia, che in qualche modo rappresenta la continuazione di Stop Making Sense (il palco spogliato di ogni elemento superfluo, i musicisti vestiti tutti allo stesso modo), portato a Broadway nel 2019, è un buon esempio di come Byrne integri la danza nelle sue performance, creando un'esperienza che va oltre il semplice concerto.
Un’autentica popstar nei paesi nordici e in quelli anglosassoni, Robyn in Italia è un po’ meno conosciuta. Classe ‘72, ha iniziato giovanissima (14 anni) a incidere musica ed esibirsi live; ma il vero punto di svolta è arrivato nel 2005 con l'album omonimo Robyn. Brani elettropop come With Every Heartbeat e Be Mine! le hanno aperto il mercato europeo e internazionale. Dopo il buon successo di Body Talk (2010), un secondo momento magico è stata sicuramente la collaborazione con il duo elettronico norvegese Röyksopp, con cui ha realizzato l'EP Do It Again nel 2014. A Robyn abbiamo dedicato un longform nella serie Fenomeni.