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C'è già troppa intelligenza artificiale nella musica, dice Deezer

Poli opposti: dalla musica fatta con l'IA al (modesto) ritorno del supporto fisico.

C'è già troppa intelligenza artificiale nella musica, dice Deezer
Musica fatta dall’AI: secondo Midjourney questa è una buona rappresentazione del concetto.
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La piattaforma di streaming francese ha ufficializzato il primo – e finora unico – sistema al mondo per il rilevamento e l’etichettatura della musica generata interamente dall’intelligenza artificiale. L'AI Music Detection Tool non rappresenta un semplice aggiornamento tecnico, ma una risposta strutturale a un fenomeno in rapida crescita e potenzialmente destabilizzante per l’intero ecosistema musicale.

Secondo dati interni all’azienda, quasi un quinto della musica caricata quotidianamente su Deezer – oltre 20.000 brani al giorno – è prodotta al 100% da algoritmi. Di questi, una quota significativa non nasce da intenti artistici, ma da strategie fraudolente: fino al 70% degli ascolti generati da tracce interamente create con l’IA è considerato illecito, spesso frutto di bot progettati per gonfiare artificialmente le statistiche di riproduzione e accedere impropriamente ai flussi delle royalties.

Un fenomeno che, secondo uno studio della CISAC (Confederazione internazionale delle società di autori e compositori), potrebbe mettere a rischio fino a 10 miliardi di euro di entrate per autori e compositori entro il 2028. Di fronte a questa minaccia, Deezer ha scelto di agire con un modello basato sulla trasparenza, e posizionandosi come tra le più attente al fenomeno tra le piattaforme di streaming.

Come riconoscere l'IA? Con un'altra IA.

La politica di Deezer non si limita a un approccio passivo di rilevamento e rimozione, ma si fonda su un sistema attivo ed esclusivo, protetto da due brevetti, che utilizza l’intelligenza artificiale per contrastare l’intelligenza artificiale. Il sistema AI Music analizza le “firme sonore” uniche che i modelli generativi come Suno e Udio lasciano nei brani che producono, identificando tracce di sintesi algoritmica anche quando queste cercano di imitare fedelmente la musica umana. Come spiegato dal CEO Alexis Lanternier, un segnale audio è un insieme estremamente complesso di informazioni: ogni modello di IA genera piccoli suoni che solo lui produce e che il sistema è in grado di isolare.

Per mantenere un vantaggio tecnologico in questa corsa continua tra creatori e detector di contenuti sintetici, Deezer genera autonomamente musica con l’IA, utilizzandola per addestrare costantemente il proprio algoritmo e affinare le sue capacità investigative. I brani identificati come generati interamente da IA non vengono rimossi dal catalogo, ma vengono chiaramente etichettati con la dicitura “contenuto generato da IA”, permettendo agli ascoltatori di distinguere tra creazione umana e produzione algoritmica. Gli stessi brani vengono inoltre esclusi dalle raccomandazioni, dalle playlist editoriali e dal calcolo delle royalties, assicurando che i ricavi derivanti dall’ascolto siano destinati esclusivamente agli artisti "umani".

La rinascita del supporto fisico

Questa iniziativa si inserisce in un contesto culturale più ampio, in cui la digitalizzazione estrema dello streaming ha reso la musica un bene sempre più immateriale. La sensazione di smaterializzazione che accompagna la fruizione digitale sembra alimentare un fenomeno in controtendenza, testimoniato dal ritorno in auge dei supporti fisici. Secondo il report di metà anno 2025 della RIAA (Recording Industry Association of America), le vendite totali di musica fisica negli Stati Uniti hanno registrato un calo complessivo del 5,9%, attestandosi a 576,4 milioni di dollari. Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela un quadro più sfumato: mentre le vendite di CD continuano a declinare, con un calo del 22,3% a 108,1 milioni di dollari, il vinile si conferma come formato dominante, con ricavi pari a 457 milioni di dollari, superando quelli del CD per il quinto anno consecutivo.

Ancora più significativa – e sorprendente visto che questo supporto era considerato obsoleto fino a pochi anni fa – è la rinascita delle musicassette, le cui vendite sono cresciute del 204,7% nel primo trimestre del 2025, secondo un report di Headphonesty. Una rinascita ha spinto produttori audio come la francese We Are Rewind e la cinese FiiO a reintrodurre sul mercato dispositivi portatili di ascolto ispirati al walkman, segnale di una domanda reale e in espansione.

Il mangiacassette lanciato dalla casa francese We Are Rewind. Per poco più di 150 euro è vostro.
Il mangiacassette lanciato dalla casa francese We Are Rewind. Per poco più di 150 euro è vostro.

La generazione Z, tra vinili e "phygital"

I fenomeni dell’etichettatura dell’IA da parte di Deezer e del ritorno dei supporti fisici appaiono complementari, entrambi espressione di una ricerca collettiva di autenticità, provenienza e valore tangibile nella musica. Se il primo rappresenta una soluzione tecnologica a un problema nato nel digitale, il secondo è una reazione fisica e culturale allo stesso problema. In entrambi i casi, si assiste a una riaffermazione del valore umano: da un lato, attraverso la trasparenza sul processo creativo; dall’altro, attraverso l’esperienza sensoriale e rituale del supporto fisico.

A guidare questo trend non sono solo gli adulti o i nostalgici, ma soprattutto la generazione Z. Secondo uno studio di Vinyl Alliance che ha coinvolto un campione di giovani che già acquistavano il supporto fisico, circa otto su dieci acquistano regolarmente vinili almeno una volta al mese, e più di un quarto di loro si definisce un collezionista serio. Questi dati, pur riferendosi a un segmento specifico, evidenziano una forte e crescente attitudine al possesso fisico, che si affianca alla fruizione digitale. Per la maggioranza, il motivo principale non è la nostalgia, ma la qualità del suono e il desiderio di disintossicarsi dall'algoritmo. Secondo questo studio, questa generazione anche se cresciuta nell’era dello streaming e della scoperta musicale su TikTok e affini, cerca il meglio di entrambi i mondi: la scoperta rapida e virale da un lato, il possesso e l’appartenenza dall’altro.

Un buon esempio di questa sinergia tra tecnologia e tradizione trova espressione in progetti innovativi come QUARdisc, un supporto "phygital" ideato nel 2023 che unisce un oggetto fisico alla connettività digitale. Attraverso un QR code integrato nel supporto, l’ascoltatore può accedere a contenuti esclusivi, come tracce bonus, video dal vivo o spazi di community online. L’idea è quella di mantenere il fascino tattile e rituale del vinile, arricchendolo con i vantaggi del digitale: accessibilità, interazione, esclusività. In questo modo, il supporto fisico non diventa un semplice oggetto rétro, ma un nodo di connessione tra artista e pubblico, tra passato e futuro. Funzionerà?

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