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C'è ancora musica in Palestina

E ci sono ancora artisti, musicisti, rapper: qualche nome, per cominciare.

C'è ancora musica in Palestina
I DAM, in uno scatto del 2021 (fonte).
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La musica palestinese rappresenta una delle espressioni culturali più complesse e stratificate del Medio Oriente contemporaneo. Radicata in tradizioni musicali che risalgono a secoli fa, si è evoluta attraverso momenti storici cruciali, adattandosi e trasformandosi in risposta a cambiamenti politici, sociali e geografici profondi.

Dal 1948, con la creazione dello Stato di Israele e il conseguente spostamento di masse di popolazione araba palestinese verso i campi profughi in Cisgiordania, Striscia di Gaza e paesi limitrofi, la musica palestinese ha subito una trasformazione radicale. Gli artisti hanno dovuto confrontarsi con nuove realtà: la separazione dalla terra d'origine, la vita nei campi profughi, l'adattamento a contesti urbani diversi e la necessità di preservare l'identità culturale in situazioni di diaspora.

Questo processo di reinvenzione musicale si è intensificato negli ultimi decenni, con l'emergere di nuovi generi che fondono elementi tradizionali con influenze contemporanee globali. Dal rap in dialetto arabo ai progetti di musica elettronica che reinterpretano la dabke, dalla world music che incorpora strumenti classici del Medio Oriente come l'oud e il qanun fino alle collaborazioni internazionali, gli artisti palestinesi hanno sviluppato un linguaggio musicale particolare che riflette la complessità della loro esistenza, passata e presente.

L'attuale conflitto a Gaza, iniziato nell'ottobre 2023, rappresenta l'ultimo capitolo di questa continua evoluzione, costringendo molti musicisti a confrontarsi nuovamente con questioni di sopravvivenza, esilio e preservazione culturale, mentre simultaneamente cercano di raggiungere pubblici internazionali attraverso piattaforme digitali e circuiti di festival globali.

Mohammed Assaf, l'idolo arabo di Gaza

Mohammed Assaf rimane probabilmente l'artista palestinese più conosciuto al mondo, nonostante la sua giovane età. Nato a Gaza nel 1990 nel campo profughi di Khan Younis, la sua vittoria al talent show Arab Idol (ovvero lo stesso format, ma rilocalizzato, di American Idol) nel 2013 rappresentò un momento di gioia collettiva per tutto il mondo palestinese. Il viaggio di Assaf verso la fama è già significativo: dovette convincere Hamas a lasciarlo uscire da Gaza, poi corrompere le guardie egiziane al confine per raggiungere il Libano.

Dopo la vittoria, Assaf è stato nominato ambasciatore di buona volontà dall'UNRWA e ha pubblicato due album. La sua presenza su Spotify è stata però travagliata: nel maggio 2023, la sua canzone Ana Dammi Falastini ("Il mio sangue è palestinese") del 2015 è stata rimossa da Spotify e Apple Music, scatenando un'enorme protesta online. Assaf ha dichiarato di aver ricevuto un'email da Spotify che diceva che la canzone era stata rimossa per «incitamento contro Israele», anche se la piattaforma ha poi chiarito che la decisione venne dal distributore.

Mohammed Assaf durante un concerto, nel 2019.

DAM, i pionieri del rap palestinese

DAM (che significa "eterno" in arabo) è il primo gruppo hip hop palestinese, formato nel 1999 dai fratelli Tamer e Suhell Nafar insieme all'amico Mahmoud Jreri dalla città mista di Lod. Nel 2015 si è unita al gruppo la cantante Maysa Daw, portando una prospettiva femminile alle loro liriche già molto politicizzate.

La loro discografia include più di 100 singoli e tre album: Dedication (2006), Dabke on the Moon (2011) e Ben Haana Wa Maana (2019), oltre a un EP: Street Poetry. I DAM hanno effettuato numerosi tour internazionali, partecipando a festival come Sundance, Womad e Dubai International Film Festival. La loro presenza su Spotify è attiva e i loro video musicali hanno raggiunto milioni di visualizzazioni su YouTube.

Il loro ultimo album Ben Haana Wa Maana è stato descritto come il loro lavoro più provocatorio e socialmente impegnato. Brani come Jasadik-hom ("Il tuo corpo è loro") affrontano l'oppressione intersezionale delle donne palestinesi, con Maysa Daw che canta: «Anche nella lotta ho il doppio delle vostre responsabilità / Se tu resisti, ferisci il loro sionismo / Se io resisto, ferisco anche la loro mascolinità».

I membri del gruppo continuano a vivere tra Palestina e diaspora, mantenendo la loro posizione come voce critica non solo della situazione palestinese, ma anche di questioni sociali più ampie come i diritti delle donne e l'ateismo nel mondo arabo.

Uno dei video dei DAM, tratto dall'ultimo lavoro del 2019.

47Soul, i paladini dello shamstep

47Soul è un gruppo elettronico palestinese-giordano formato ad Amman nel 2013, considerato uno dei nomi principali dietro il genere "shamstep" (un neologismo: Sham si riferisce alla regione del Levante, Bilad al-Sham, mentre step si riferisce al dubstep) diffuso in Medio Oriente. Il nome del gruppo allude al 1947, l'anno prima dell'occupazione della Palestina.

Il gruppo ha raggiunto notorietà internazionale: oltre 10 milioni di visualizzazioni su YouTube e performance al Lincoln Center di New York, SXSW ad Austin e un Tiny Desk Concert per NPR. Hanno anche suonato al Festival di Glastonbury per cinque volte consecutive.

I membri del gruppo sono attualmente sparsi tra Palestina, Londra e Stati Uniti, riflettendo la diaspora palestinese. Nonostante la dispersione geografica, continuano a creare musica che fonde dabke tradizionale con elettronica moderna, diventando ambasciatori della cultura palestinese nei festival internazionali.

Nel 2019 i 47Soul suonarono al format della radio pubblica americana Tiny Desk Concert, a cui abbiamo anche dedicato un articolo.

Kamilya Jubran, la voce della tradizione moderna

Kamilya Jubran, nata ad Acri nel 1962, è una cantante, compositrice e musicista che ha rivoluzionato la scena musicale palestinese. Si unì al gruppo Sabreen nel 1982, diventando l'unico elemento del gruppo nata in Israele, pur essendo palestinese.

Con i Sabreen ha registrato quattro album, ognuno pubblicato in una congiuntura politica importante: Dukhan al-Barakin ("Fumo dei vulcani") durante l'invasione israeliana del Libano, Mawt al-Nabi ("Morte del profeta") prima della Prima Intifada, Jayy al-Hamam ("Arrivano le colombe") nel 1994 con la speranza degli Accordi di Oslo, e Ala Fein ("Dove?") nel 2000.

Nel 2002, Jubran lasciò il gruppo e si trasferì in Francia per intraprendere una carriera solista. Ha registrato quattro album da solista, a partire da Wameedd ("Scintilla") nel 2006, collaborando con artisti come Sarah Murcia e Werner Hasler. Attualmente vive in Francia, dove continua a scrivere canzoni e suonarle dal vivo.

Kamilya Jubran in concerto nel 2024.

L'underground di Ramallah e i dj della diaspora

La musica dance palestinese è iniziata nei primi anni 2000 come esperimento culturale underground, combinando segnali locali con i ritmi techno ipnotici della scena club europea. Bruno Cruz da Haifa è considerato uno dei padri fondatori del movimento EDM palestinese, collaborando con reti globali per organizzare centinaia di rave.

Artisti come Nour Palestina (nata a Gerusalemme Est), Haya (da Akka), Hiba (da Haifa) e Yasmine Eve (da Nazareth) rappresentano invece la nuova generazione di DJ palestinesi. Ma dall'inizio della guerra di Gaza nel 2023, il grosso della scena underground è stata costretta a spostarsi all'estero, con artisti come Arabian Panther (libanese-francese) che continuano la loro forma di resistenza dalle consolle.

Un DJ set di Bruno Cruz da Haifa. Era il 2021.

L'impatto della guerra

Oggi, la scena musicale palestinese è caratterizzata da una profonda diaspora. Mentre alcuni artisti come i DAM continuano a vivere in Palestina, molti altri come Kamilya Jubran hanno trovato casa in Europa. I 47Soul sono sparsi tra continenti diversi, anche se continuano a fare musica assieme.

La guerra nella striscia di Gaza ha intensificato queste dinamiche. Molti artisti di Gaza sono stati costretti all'esilio, mentre quelli in Cisgiordania affrontano crescenti restrizioni. Il gruppo Sol Band di Gaza, formato nel 2012, è riuscito a fuggire dall'enclave nell'aprile 2024, passando dall'Egitto al Qatar. Cinque dei sette musicisti del gruppo sono riusciti a lasciare Gaza, erano attesi a esibirsi a Doha, nella prima tappa del loro tour The Journey Begins, in occasione di un festival dedicato alla cultura palestinese.

Come succede ai loro concittadini, a volte anche ai musicisti palestinesi vengono rifiutati i visti di ingresso in paesi stranieri. Questo limita molto la loro capacità di fare tour internazionali e costruire carriere sostenibili.

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