Addio Pitchfork, benvenuto Hearing Things
5 ex giornalisti di Pitchfork hanno messo in piedi una nuova rivista on line

Il primo momento critico è stato quando Condé Nast ha acquistato Pitchfork nel 2015: il grande editore globale, con decine di riviste a catalogo, da Vogue a Vanity Fair, da The Newyorker a AD, comprava il simbolo dell’editoria indipendente musicale, fondato da Ryan Schreiber nella sua cameretta di Minneapolis vent’anni prima. La pubblicazione on line nata dal nulla che – come sosteneva anche il Washington Post – era diventata capace di costruire carriere musicali o di affossarle senza appello tramite una sola delle sue lunghe e articolate recensioni, smetteva di così di essere indipendente.
La logica dell’acquisizione, come ebbe a dire uno dei manager artefici dell’operazione, era quello di portare nell’orbita Condé Nast "un pubblico estremamente appassionato di maschi millennial all'interno della nostra audience".
Il secondo momento critico è giunto circa un anno fa: a gennaio 2024 Condé Nast ha infatti annunciato una “riorganizzazione” che ha previsto l’integrazione di Pitchfork all’interno di GQ, il periodico di lifestyle maschile, e il contestuale licenziamento di parte della redazione inclusa la stessa direttrice Puja Patel.
Molti ex-redattori e collaboratori di Pitchfork hanno protestato contro questa mossa, non solo per i tagli al personale ma anche per il concreto timore che l’integrazione con GQ potesse diluire la linea editoriale originale di Pitchfork, spesso incentrata su generi e artisti poco mainstream.
Come ha scritto Laura Snapes sul quotidiano inglese The Guardian: “Incorporare Pitchfork in una rivista maschile rafforza la percezione che la musica sia un passatempo prevalentemente per maschi, sminuendo il fatto che siano state donne e autrici non binarie […] a trasformare il sito negli anni 2010. Questa operazione suggerisce anche come la musica venga considerata semplicemente un altro ambito in cui esercitare uno stile di vita consumistico, piuttosto che una forma d’arte autonoma”.

Tra i numerosi collaboratori che sono stati licenziati con la “riorganizzazione” dell’anno scorso, ci sono anche Ryan Dombal, Jill Mapes, Andy Cush, Julianne Escobedo Shepherd e Dylan Green: i quali a ottobre del 2024 hanno deciso di fondare una nuova rivista on line, recuperando lo spirito originale del Pitchfork degli esordi.
Hearing Things è stato lanciato con il supporto finanziario di Vaughn Millette, ex promoter musicale, che oggi detiene il 50% della proprietà del sito. L’altra metà è equamente suddivisa tra i cinque fondatori: una sorta di cooperativa, che riflette l’intenzione di creare un ambiente lavorativo più equo e collaborativo rispetto alle dinamiche aziendali tradizionali.
Una delle principali innovazioni di Hearing Things è l'abbandono del sistema di valutazione numerica degli album, un marchio distintivo di Pitchfork. Secondo Jill Mapes, questo approccio mira a evitare la "gerarchizzazione" della musica e a promuovere una discussione più aperta e sfumata sui contenuti artistici. Inoltre, il sito si distingue per un tono meno elitario e più accessibile, cercando di attrarre lettori interessati a scoprire nuovi artisti piuttosto che concentrarsi esclusivamente su nomi già affermati. In una intervista al New York Times, Mapes ha detto:
"Un modello [di business] basato sui motori di ricerca ha fornito l'incentivo a scrivere delle Taylor Swift del mondo, rendendo internet un posto peggiore. Una cosa che ho imparato a Pitchfork è che è molto difficile far cliccare le persone su un titolo che parla di un artista che non conoscono. Perché non creare un contesto in cui le persone sono invece naturalmente portate a questo, perché è esattamente quello che vogliono?”
In un’altra intervista, questa volta con la newsletter Depth Perception, Jill Mapes ha spiegato ulteriormente cosa vuol dire non asservire il contenuto di un sito alla SEO e ai proventi pubblicitari:
“Non vogliamo essere uno di quei siti-fabbrica di contenuti che pubblicano una ventina di articoli brevi al giorno. Il nostro obiettivo è produrre solo due o tre pezzi al giorno, ma che siano davvero ragionati. Scriviamo di ciò che ci appassiona davvero e su cui abbiamo qualcosa da dire. Se qualcuno annuncia un album, non faremo un articolo su quello. Potremmo recensirlo più avanti o intervistare l’artista se il disco ci piace o lo troviamo interessante."
Hearing Things (che oltre alla traduzione letterale potrebbe rendersi in “sentire le voci”, o “sentire le sfumature”) adotta un modello basato su abbonamenti piuttosto che sulle inserzioni pubblicitarie, con l’obiettivo di garantire un'interfaccia priva di distrazioni e di garantire allo stesso tempo maggiore indipendenza editoriale. Esistono diversi livelli di abbonamento, da 70 dollari fino a 1.000 dollari all’anno: se il primo fornisce accesso a tutti i contenuti del sito, l’ultimo dà anche diritto ad incontrare più volte all’anno i giornalisti (...ma solo on line).