James Blake che gioca a fare i Radiohead, il lato felino dei Beirut, Peter Perrett che non ne vuole sapere di smettere
Settimana 45 – con James Blake, Beirut, Peter Perrett, Ash Code, Albireon, The Wolfgang Press, TV Lumière, FACS, Hard Boy, Full of Hell & Andrew Nolan.

Il golden boy dell'elettronica del Duemila pare aver detto basta con la post-dubstep e ancor più basta con gli sguardi languidi verso l'hip hop: per James Blake è arrivato il tempo di musicare questi tempi tragici a suon di suite rock indie quanto basta. Se la cosa vi fa pensare a dei ragazzi di Oxford e risuonare nella testa due parole come OK Computer, avete capito dove andremo a parare. Passando invece a gente che dopo aver musicato i tempi andati, non si stanca di dire la sua su quelli a venire, salutate Peter Perrett, che avrà ormai cent'anni ma ci fosse una volta che ne sbaglia una.
Semplicemente fuori dal tempo invece, i redivivi Wolfgang Press, futuristici in maniera quasi rétro, Zach Condon, che riporta in vita i suoi Beirut giusto per sguinzagliarli alla ricerca dell'estinta tigre del Caspio, gli Albireon, tanto rurali quanto laicamente pastorali, e i ternani TV Lumière, polverosi di western folkeggiante. Mentre altrove tempo fa rima con nostalgia canaglia: chiedete agli Ash Code, prendete la loro darkwave alla partenopea come risposta non troppo scontata.
Il resto vede in prima fila, per una mera questione di trucco e parrucco, i thailandesi Hard Boy, ragazzotti del Sud-Est asiatico che non si è ben capito se ci sono o ci fanno, ma il sospetto che ci siano è forte. Subito a seguire i garbugli di post-punk gingillante dei FACS, autori di uno degli ultimi album prodotto dal compianto Steve Albini. Per finire poi in bellezza (prendete il termine con le molle, visti i personaggi chiamati in ballo) con i Full of Hell che affilano i coltelli insieme ad Andrew Nolan e Justin K. Broadrick: il risultato (non) potete immaginarlo – chiamiamolo industrial, ma non rende l'idea.