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Stephen Malkmus con dei vecchi amici, una rissa insieme ai No Filter, cent'anni di Remo Remotti

Settimana 44 – con The Hard Quartet, Corpus Delicti, No Filter, Twin Tribes, Shiva Bakta, Squid, Misha Chylkova, Balaam and the Angel, Subway to Sally, Remo Remotti & AA.VV.

Stephen Malkmus con dei vecchi amici, una rissa insieme ai No Filter, cent'anni di Remo Remotti
Vecchi famosi in gita alle Cinque Terre con la parrocchia

Qualcuno li chiamerà supergruppo, qualcuno banda di anziani. Fatto sta che Emmett Kelly, Stephen Malkmus, Matt Sweeney e Jim White (oltre ad aver scritto la storia del rock) quando prendono gli strumenti in mano ne tirano sempre fuori un qualche miracolo. Figuriamoci se lo fanno contemporaneamente, nello stesso disco. Stessa cosa che potremmo dire dei Corpus Delicti, se restringiamo il campo a un certo goth in senso lato che, come in un ossimoro, ben si guarda dal lisciare il pelo ai cliché del goth medesimo.

Rimanendo nella regione transalpina, non ci avviciniamo troppo ai No Filter, che quelli – a botte di Oi! riattualizzato – la buttano subito in rissa, quasi per contratto, come in una partita di hockey. Passiamo invece nelle lande brandeburghesi, dove i teutonicissimi Subway to Sally paiono i Rammstein invaghiti di folk metal. E da lì in Cechia, patria di Misha Chylkova (ormai londinese d'adozione e al momento di base a Milano) e delle sue atmosfere elettroniche vagamente oniriche e algide, passando però prima dalla terra d'Albione, per ritrovare i Balaam and the Angel (della serie "chi non muore di rivede") e constatare come gli Squid si confermino superbi interpreti (e innovatori) in termini di crank wave. Arriviamo infine oltreoceano, nel lontano Texas, dove invece i Twin Tribes nutrono di malinconia la propria, di wave, quella dark (come se ne avesse bisogno).

E da noi? Da segnaliamo i suoni caldi e intimi che riesce a modulare Lidio Chericoni ogni volta che veste i panni di Shiva Bakta, e la splendida We Are the World de noantri, dove una cricca di artisti capitolini omaggia quelli che sarebbero stati i cent'anni di Remo Remotti, via da quella Roma «puttanona, borghese, fascistoide» – vi suona familiare?

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