La perfezione maligna dei Cradle of Filth, l'ennesima altra vita di Jonathan Hultén, gli orecchini di Judeline
Settimana 42 – con Cradle of Filth, Jonathan Hultén, Judeline, Gina Été, Dust, Cleopatrick, The Black Dahlia Murder, Cronauer, The Yagas, Prank! & Giorgio Li Calzi.

Iniziamo dalla voce "il metal e suoi derivati". Salutiamo quindi innanzitutto quella sagoma di Dani Filth, che all'alba di cinquant'anni suonati dimostra di non aver perso né la sua passione per il make-up, né la sua capacità di comporre musica (più o meno) estrema. Più paciocconi e panciotti i Black Dahlia Murder, ma solo per quanto riguarda l'aspetto. Jonathan Hultén per contro, lui metal in senso stretto non lo fa più da un po', ma ogni volta non manca mai di sorprenderci (in positivo, s'intende). Ve la ricordate poi la signora Warren di The Conjuring? Ecco, si è data all'occultismo heavy nascosta dietro a un progetto che va sotto il nome di The Yagas.
A seguire, post-punk e dintorni in casa Dust, partiti dall'Australia con i Dry Cleaning nelle orecchie e parcheggiati al giorno d'oggi a metà strada tra Mount Kimbie e King Krule. Un po'come i Cleopatrick, canadesi a cui piacevano tanto i Royal Blood, ma ora guardano più ai DIIV e agli Slow Pulp.
I due estremi del pop al femminile questa settimana li cantiamo invece in lingue meno note al mainstream internazionale: lo spagnolo che accompagna la lieve chitarra acustica di Judeline da un lato, lo schweizerdeutsch electro di Gina Été (una che certo non te le manda a dire), dall'altro.
Chiudiamo all'italiana: Saro Cosentino (a.k.a. Cronauer) riempie di classe ed eleganza la sua ultima produzione (ascoltare per credere), mentre i Prank! e Giorgio Li Calzi trovano il coraggio di pubblicare la cover più bizzarra e gagliarda che sia mai stata fatta di una canzone dei Suicide. Alan Vega approverebbe.