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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Trentemøller sotto una nuova luce, Mikael Stanne dopo un paio di cucchiai di sciroppo, l'animale dentro Don Joe

Settimana 25 – con Trentemøller, A Nice Noise, Hellbutcher, Ulcerate, Joe Ghatt, Cemetery Skyline, Tancredi Bin, Faun, Demon Spell, Don Joe.

Post-punk, ambient o elettronica danzereccia? Questo è il dilemma!

Se vogliamo buttarla sulle etichette – escludendo il buon Anders Trentemøller, la cui elettronica, da sempre e sempre di più ormai intaggabile, non si è mai accasata da nessuna parte, e Joe Ghatt, che porta dalla Nuova Zelanda un indie-pop leggero e fresco tutto chitarrine e mossette – questa settimana è un bell’oscillare tra #metal e #madeinitaly.

Da un lato troviamo i Cemetery Skyline (ennesimo progetto parallelo fuori dai Dark Tranquillity in cui Mikael Stanne allena la sua “voce pulita”), gli Ulcerate (finalmente e all’improvviso il death di cui avevamo bisogno), gli Hellbutcher (che si spacciano per black ma in realtà riportano in auge il thrash trucidone di metà anni ‘80) e i Faun, che più che nel metal sconfinerebbero nel folk, ma in quello allucinogeno e medievalista che fa tremare la Terra.

Dall’altro si rifanno vivi Adele Nigro (ora Adele Altro) degli Any Other, con un nuova banda di compagni che promette benissimo sotto il nome di A Nice Noise e Don Joe dei Club Dogo, che fa il pienone di #feat! ingombranti chiamando a sé nientepopodimeno che Annalisa, Guè ed Ernia, mentre Tancredi Bin debutta all’ombra delle Due Torri e di evidenti suggestioni battistiane.

Poi c’è il caso in cui i due fenomeni si verificano contemporaneamente: parliamo dei Demon Spell, con i loro riff tipicamente Eighties e un’estetica di B-movie zombeschi, tra Black Sabbath, Blue Cheer e un pizzico di autoironia, che non guasta mai.

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