Orville Peck con Willie Nelson a Brokeback Mountain, la versione alternativa di Giusy Ferreri, quel che resta del Patriarcato
Settimana 24 – con Orville Peck & Willie Nelson, Bloom, Patriarchy, Unto Others, Cut Piece, Sorceress of Sin, Busted Head Racket, Peach Fuzz, The Cleopatras, Bear of Bombay.

Anche i cowboy hanno dei sentimenti, spesso gli uni per gli altri: il grande passo verso il rendere fluida anche l'epica western in musica inizia dall'incontro dell'eroe mascherato Orville Peck con il vecchietto trecciuto Willie Nelson e così, ancora una volta, il country, dall'alto della sua saggezza centenaria, si rinnova. Cosa che non possiamo dire del goth-rock degli Unto Others, ancora indecisi se far uscire dal bozzolo un pipistrello o una farfalla, senza comunque perdere la consueta verve nero-rosacea. Percorso simile intraprendono i Patriarchy della neo-mamma Actually Huizenga: da un intreccio di industrial metal e dance discotecara, a una via di mezzo tra Trent Reznor e Madonna. Così come sempre di epic metal parliamo introducendo il duo Sorceress of Sin, solo che il vocione imperioso che la fa da padrone è quello della signorina Lisa Skinner.
Altrove il punk rastrella – as usual – da un estremo a un altro. La sporcizia vera dei Cut Piece di Portland, la versione egg a bassissima fedeltà dei Busted Head Racket da Newcastle, l'indie classico (quasi cranberriesiano) degli australiani Peach Fuzz, il pop'n'roll delle toscane Cleopatras.
Infine, per rimanere nel Belpaese, le ultime due perle di questa settimana: Lorenzo Parisini presenta il nuovo progetto Bear of Bombay – electro-psichedelia di un altro livello – mentre Giusy Ferreri mette su i Bloom, un supergruppo di quasi carneadi (pare un ossimoro, ma non lo è) e ci dimostra che non era tutto (e solo) Sanremo quello che luccicava.