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Il Dio brutale di Nick Cave, il tempo perduto degli Eels, la katana di Rose Villain

Settimana 16 – con Nick Cave & the Bad Seeds, Caleb Landry Jones, Castle Rat, Catherine Graindorge, Dark Tranquillity, Eels, Ennaria, Gustaf, Tragic Black, Rose Villain & Madame.

Il Dio brutale di Nick Cave, il tempo perduto degli Eels, la katana di Rose Villain
C’era una volta in Australia

Era invitabile: dopo la tragedia niente poteva più essere lo stesso, con lo spirito del figlio Arthur ad avvolgere ogni singola parola di Nick Cave. Non fa eccezione questo nuovo capitolo della saga con i Bad Seeds, e a questo giro l'ex Birthday Party punta ancora più in alto, nel senso che non le manda a dire a Nostro Signore. Nostro Signore a cui avrebbe qualcosa da rimproverare sicuramente anche Mark Oliver Everett (leggete la sua autobiografia per capire di cosa stiamo parlando), che invece qui si limita rimembrare i tempi andati, ricordando il padre, per lenire le ferite. Decisamente più orientati verso un certo tipo di concorrenza (quella che dimora già all'Inferno) gli Spiritual Cramps, di nuovo alle prese con una cover dei Christian Death, o verso un altro (quella più pagana e fiabesca) i Dark Tranquillity, che del melodic death hanno scritto la storia, e i Castle Rat, doom ma non nel senso purista del termine.

Il resto continua quasi interamente al femminile. Rose Villain esorcizza Sanremo guardando al Sol Levante in compagnia di Madame. Ennaria veste le melodie dei Blink-182 di pucciosissimo e psicoticissimo Harajuku. Catherine Graindorge ricorda una certa Joan che non è ben chiaro che fine abbia fatto. I Gustaf di Lydia Gammill riscrivono la no wave newyorkese per adattarla all'attualità.

Resta, là nascosto in un angolo – con una chitarrina scampanellante, qualche tastiera e una boccia di vino –, Caleb Landry Jones: sciancato, mezzo brillo ma raffinatissimo a modo suo, pronto per introdurci a questa sbilenca primavera.

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