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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Melvins e King Hannah in mezzo a un pot-pourri di quella che per semplificare chiameremo world music

Settimana 14 – con Agriculture, Bab L'Bluz, Gouge Away, Kora Puckett, Les Amazones d'Afrique, Melvins, Mutes, NewDad, Halva, King Hannah & Sharon Van Etten.

Happy GoodYear!

Saranno le recenti festività pasquali, ma è come se un improvviso spirito di fratellanza con tutti i popoli e le razze del pianeta si fosse impossessato della playlist di questa settimana. Se vogliamo attaccare un’etichetta al calderone, usiamo pure world music, ma non rende giustizia alla varietà della proposta, qui riassunta dai Bab L’Bluz, che combinano musica marocchina tradizionale con il rock e il pop occidentale, dagli Halva, che vengono dal Belgio, cantano in rumeno e suonano turco, e dalle Amazones d’Afrique, progetto di una dozzina di musiciste africane che ci regala un gioioso canto elettro-triballabile.

Se invece vogliamo rimanere nella nostra comfort zone, salutiamo facce note come King Buzzo e i suoi Melvins, che dopo quarant’anni di carriera e più di trenta album alle spalle, ancora sembrano non perdere un colpo, o Hannah Merrick e Craig Whittle, che (qui insieme a Sharon Van Etten) confermano le buone cose messe in mostra con il loro debutto.

Ma anche facce meno note, ci mancherebbe. I Gouge Away assopiscono la loro furia hardcore in quella che chiameremmo maturità artistica. I NewDad tengono alto il vessillo dello shoegaze quadrifogliato d’Irlanda. Gli Agriculture ci (e si) strappano il cuore e non solo a suon di noise metal. Kora Puckett, dopo aver militato in svariate band dalle sonorità decisamente più abrasive, si sposta su un indie rock davvero americano in occasione del suo debutto solista. I Mutes, da Birmingham, condensano l’ultimo mezzo secolo di musica made in UK in poco più di due minuti – mica facile.

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